Orsini (Confindustria): Bruxelles non ci ha protetti. Le imprese? Pagano troppo poco e i giovani scappano. La Cina ci sta colonizzando
Durissimo sfogo del presidente di Confindustria Emanuele Orsini che dal palco dell’assemblea degli industriali si è detto preoccupato per il futuro delle aziende italiane: “Cina unica vera potenza industriale. Pechino produce da sola il 35% della manifattura mondiale”. ha detto
Orsini (Confindustria): Bruxelles non ci ha protetti. Le imprese? Pagano troppo poco e i giovani scappano. La Cina ci sta colonizzando
Durissimo sfogo del presidente di Confindustria Emanuele Orsini che dal palco dell’assemblea degli industriali si è detto preoccupato per il futuro delle aziende italiane: “Cina unica vera potenza industriale. Pechino produce da sola il 35% della manifattura mondiale”. ha detto
Orsini (Confindustria): Bruxelles non ci ha protetti. Le imprese? Pagano troppo poco e i giovani scappano. La Cina ci sta colonizzando
Durissimo sfogo del presidente di Confindustria Emanuele Orsini che dal palco dell’assemblea degli industriali si è detto preoccupato per il futuro delle aziende italiane: “Cina unica vera potenza industriale. Pechino produce da sola il 35% della manifattura mondiale”. ha detto
Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini lancia un duro allarme sul futuro industriale dell’Europa durante l’assemblea annuale degli industriali, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della premier Giorgia Meloni. Secondo Orsini, il continente rischia una vera e propria desertificazione industriale a causa di energia troppo cara, eccesso di regole europee e concorrenza sempre più aggressiva della Cina. “La Cina è oggi l’unica vera superpotenza industriale” ha detto, ricordando che Pechino produce da sola il 35% della manifattura mondiale. E subito dopo arriva il passaggio più netto: «La Cina sta colonizzando i nostri mercati».
Nel suo intervento, il numero uno di Confindustria sostiene che la deindustrializzazione non sia più soltanto una minaccia futura, ma un fenomeno già in corso. Accusa Bruxelles di aver aperto i mercati europei ai prodotti cinesi senza proteggere adeguatamente le imprese del continente, costrette invece a sostenere costi energetici elevati e vincoli ambientali sempre più pesanti.
Uno dei passaggi più duri riguarda il sistema europeo delle quote sulle emissioni, l’Ets, definito da Orsini uno strumento trasformato in speculazione finanziaria. Il presidente degli industriali chiede di sospenderlo immediatamente, sostenendo che stia penalizzando le aziende europee rispetto ai concorrenti internazionali. Porta come esempio il distretto ceramico emiliano, dove i costi energetici sarebbero ormai insostenibili e metterebbero a rischio migliaia di posti di lavoro.
Per uscire dalla crisi, Orsini propone un grande piano europeo fondato su debito comune, investimenti industriali e cooperazione rafforzata tra i Paesi membri. Secondo Confindustria servirebbero circa 1.200 miliardi di euro all’anno da destinare a energia, infrastrutture digitali, difesa, intelligenza artificiale e nucleare. Proprio sul ritorno dell’energia nucleare il presidente degli industriali invita a non perdere altro tempo, dichiarando che molte imprese sarebbero pronte a ospitare piccoli reattori modulari nei propri stabilimenti.
Nel discorso trova spazio anche il tema dei salari. Orsini ammette che in Italia le retribuzioni siano troppo basse e che questo stia spingendo molti giovani a lasciare il Paese. I bassi stipendi, dice, incidono sulla qualità della vita, sulla natalità e sui consumi interni. Tuttavia sottolinea che le imprese, da sole, non possono risolvere il problema senza una più ampia strategia industriale e senza una crescita della produttività.
Tra le richieste avanzate da Confindustria anche il rafforzamento degli incentivi per la digitalizzazione, l’estensione dell’iperammortamento a software e cloud e una forte semplificazione burocratica. Orsini indica inoltre la Zes Unica del Mezzogiorno come modello virtuoso per attrarre investimenti e rilanciare la competitività italiana.
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