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Pagherò, ma anche no. I condonati renitenti

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Siamo alla dissociazione: criminalizzazione dell’errore e fraterno soccorso per l’errante; esosità nel chiedere e prodigalità nel perdonare. E all’appello mancano 2 miliardi e 400 milioni di gettito fiscale.

Pagherò, ma anche no. I condonati renitenti

Siamo alla dissociazione: criminalizzazione dell’errore e fraterno soccorso per l’errante; esosità nel chiedere e prodigalità nel perdonare. E all’appello mancano 2 miliardi e 400 milioni di gettito fiscale.

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Pagherò, ma anche no. I condonati renitenti

Siamo alla dissociazione: criminalizzazione dell’errore e fraterno soccorso per l’errante; esosità nel chiedere e prodigalità nel perdonare. E all’appello mancano 2 miliardi e 400 milioni di gettito fiscale.

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Bisogna avere un occhio di riguardo, per i contribuenti. Per quelli che pagano. Vanno rispettati e favoriti, quelli che pagano. Anche perché se si continua a prediligere quelli che non pagano va a finire che gli altri si convinceranno d’essere fessi e si faranno non furbi ma evasori. Non li rende sereni sapere che per ben tre volte quelli che non hanno pagato le cartelle esattoriali hanno visto accorrere in loro soccorso il mondo politico. E tende a innervosirli sapere che neanche tornano i conti della rottamazione ter e saldo e stralcio, ove – nonostante la cancellazione degli interessi, delle sanzioni e dell’aggio – il 43% dei non precedentemente paganti è divenuto nuovamente non pagante. Mancando all’appello 2 miliardi e 400 milioni che avrebbero dovuto versare, al netto delle sospensioni Covid, per sanare quel che non pagarono e che si sono guardati dallo scucire. Su 1 milione 250mila contribuenti interessati a questo ulteriore favore, ben 532mila si sono astenuti dal ricambiarlo. E del resto, se continui a ripetere che i paganti devono dare tutto e subito mentre i non paganti devono essere capiti e aiutati, c’è un’oggettiva sollecitazione a ritrovarsi nella seconda piuttosto che nella prima categoria. Se una imposta, sanzione o quale che sia cosa è ingiusta, la si cancella. Ma se rimane non è che per alcuni deve essere un obbligo inderogabile e per altri una generosità eventuale. Il capogruppo dei 5 Stelle in commissione Finanze al Senato ha sostenuto che si deve provvedere, perché questa può essere una «bomba sociale». Ha ragione, solo che lui si riferisce a chi non paga, mentre la bomba rischia di scoppiare dalla parte di chi paga e si chiede perché chi usa diversamente i soldi debba avere un trattamento di favore. Non si capisce in base a quale logica ci si debba affliggere per quanti non fanno quel che sono chiamati a fare, mentre si può bellamente ignorare chi si mantiene in regola e magari, fesso com’è, se gli arriva una multa o una cartella si mette anche paura e corre a saldare. Non si capisce perché gli evasori debbano essere demoni da perseguire quando non se ne conosce l’identità, mentre se poi vengono individuati diventano umanità da soccorrere e sostenere, non solo rateizzando all’infinito ma predisponendosi al perdono anche ove non paghino le rate. Commettere un errore può capitare a tutti, non è che si debba procedere con l’ostracismo. Si paga e si chiude. Ma qui siamo alla dissociazione: criminalizzazione dell’errore e fraterno soccorso per l’errante; esosità nel chiedere e prodigalità nel perdonare. Con politici che vogliono mostrarsi durissimi contro l’evasione e morbidi ciuccia e lecca con gli evasori. Certo che è una bomba sociale. Sentiamo anche il ticchettio. di Gaia Cenol

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