Panico delle borse per i dazi di Trump
Nessuno può dirsi sorpreso della reazione delle borse internazionali alla bordata di dazi decisa da Donald Trump. Presa ignorando gli avvertimenti della totalità degli esperti in giro per il mondo

Panico delle borse per i dazi di Trump
Nessuno può dirsi sorpreso della reazione delle borse internazionali alla bordata di dazi decisa da Donald Trump. Presa ignorando gli avvertimenti della totalità degli esperti in giro per il mondo
Panico delle borse per i dazi di Trump
Nessuno può dirsi sorpreso della reazione delle borse internazionali alla bordata di dazi decisa da Donald Trump. Presa ignorando gli avvertimenti della totalità degli esperti in giro per il mondo
Nessuno può dirsi sorpreso della reazione delle borse alla bordata di dazi del Presidente Stati Uniti Donald Trump. Presa ignorando gli avvertimenti della totalità degli esperti in giro per il mondo.
Eppure, la dimensione del panico ha lasciato di stucco. Milano, per fare l’esempio più vicino a noi, ieri è stata la peggiore del vecchio continente e ha subito lo stesso shock dell’11 settembre, perdendo il 6,53%. L’11 settembre 2001… e non riteniamo di dover aggiungere nulla. Giovedì Wall Street ha vissuto la peggiore giornata dal 2020, con lo scoppio della pandemia. La pandemia e… non riteniamo di dover raggiungere altro.
Tornando a ieri, Wall Street è precipitata di un altro 5,50% con il Dow Jones e quasi il 6 con il Nasdaq. Mentre tutta Europa ha vissuto una giornata da cinture di sicurezza allacciate. Si badi – come abbiamo sottolineato in tempo reale ieri pomeriggio – tutto questo nonostante un dato sorprendente e positivo. Arrivato dal mercato del lavoro statunitense poco prima che aprisse Wall Street: la creazione di 228.000 nuovi posti di lavoro nel mese di marzo. Ben oltre le aspettative.
Eppure, i mercati hanno bellamente ignorato questo segnale (l’unico) in controtendenza, rispetto all’atmosfera plumbea. E hanno continuato a bastonare le politiche protezionistiche del capo della Casa Bianca. Senza dimenticare che più lo stesso Donald Trump, la sua portavoce, il segretario di Stato Rubio alzavano la voce per assicurare che tutto andrà bene e ci si arricchirà come non mai e più le borse reagivano. Con una sonora pernacchia e scenari da incubo.
Questi sono i fatti, mentre la Cina ha dichiarato la sua guerra commerciale, con una risposta pari a quel 34% di dazi imposti da Trump. L’Europa, intesa come Unione, ha mantenuto il sangue freddo e non ha ancora ceduto alle pulsioni più aggressive. Al netto delle posizioni più concilianti, per esempio dell’Italia che continua a sperare di potersi tenere in una posizione-ponte con Washington, non appare un segnale di debolezza, ma di preparazione. A una risposta ponderata e mediata sulla volontà dell’amministrazione Usa di sedersi a un tavolo.
La sensazione è che, se ci sarà ancora una risposta sprezzante e insofferente agli europei “patetici“, non si potrà che seguire la via di una dolorosa risposta. Meno violenta di quella di Pechino, ma destinata inevitabilmente ad accrescere le tensioni.
In attesa dell’Ue, il terreno di scontro è fra Trump e il presidente della Federal Reserve Jerome Powell. Trump ha irritualmente urlato in faccia a Powell – attraverso Truth – di tagliare i tassi di interesse. Il capo della Fed non ci pensa proprio e ieri ha parlato di concreti rischi di inflazione. E questa potrebbe diventare LA sfida per Trump.
Di Fulvio Giuliani
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