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Riforme che arrancano

Riforme che arrancano

L’Italia soffre da tempo di una malattia della crescita che le riforme del Pnrr dovrebbero aiutare a sanare. Ma i ritardi e i problemi non aiutano la soluzione del caso.
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L’Italia soffre da tempo di una malattia della crescita che le riforme del Pnrr dovrebbero aiutare a sanare. Ma i ritardi e i problemi non aiutano la soluzione del caso.
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L’Italia soffre da tempo di una malattia della crescita che le riforme del Pnrr dovrebbero aiutare a sanare. Ma i ritardi e i problemi non aiutano la soluzione del caso.
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L’Italia soffre da tempo di una malattia della crescita che le riforme del Pnrr dovrebbero aiutare a sanare. Ma i ritardi e i problemi non aiutano la soluzione del caso.
Da tempo è assodato che l’Italia soffre di una malattia della crescita, alimentata da altri mali purtroppo ben radicati nel Paese: il mal di merito, il mal di concorrenza, il mal di crescita, il mal di produttività. Sul mal di merito ci sarà occasione di tornare. Qui vale la pena evidenziare innanzitutto i dati che mostrano il mal di crescita e il mal di produttività. Dal 1995 al 2019 abbiamo accumulato un divario di Pil del 32,1% rispetto alla Francia, del 23,7% rispetto alla Germania, del 30% rispetto all’Unione europea e del 64,5% per quanto riguarda gli Usa. Quanto alla produttività, specie a causa del funzionamento del sistema pubblico e dei servizi pubblici, nell’ultimo trentennio è aumentata di quasi 30 punti in Francia, di quasi 60 punti in Germania mentre è scesa di 5 punti in Italia. Questo spiega anche il fatto che in questo arco di tempo i salari siano rimasti sostanzialmente fermi. Ebbene, alla luce di questi gravissimi ritardi le riforme del Pnrr, così come impostate dal governo Draghi, dovrebbero servire finalmente sia ad aumentare la produttività del sistema sia a liberare la crescita del Paese. Una di queste – quella della concorrenzaha fin qui conosciuto un cammino molto faticoso: già conteneva in sé qualche limite, ha perso per strada alcuni pezzi (come avvenuto per esempio in relazione alla disciplina dei taxi), attende ancora il decreto di attuazione in riferimento a un’altra categoria molto protetta da varie forze politiche come i balneari mentre altri suoi aspetti significativi sembrano essersi incagliati. Mi riferisco in particolare all’obbligo di messa a gara sul mercato dei contratti del trasporto pubblico locale, pur con alcune limitazioni oggetto in questi giorni di un confronto sul relativo decreto attuativo. Questo si rivela il più divisivo dei traguardi fissati dal Pnrr tra i tanti richiesti entro dicembre. In sede di Conferenza unificata, guidata dal ministro degli Affari regionali e delle Autonomie Roberto Calderoli, si è creato uno stallo per certi versi pericoloso. Sembra che da Regioni e Comuni stiano sorgendo mille problemi e, tanto per cambiare, sia stato avviato un “tavolo di confronto” che rischia probabilmente di intaccare un aspetto legato all’attuazione della legge sulla concorrenza, con il rischio che si possa mettere in discussione l’esborso degli assegni periodici previsti per l’attuazione del Pnrr.   di Luigi Tivelli  

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