Skip to main content
Scarica e leggi gratis su app

Emozioni oltre la storia

Tutti, io per primo, abbiamo abusato del termine “storia”, nel commentare lo storico approdo in finale a Wimbledon di Matteo Berrettini. Giusto, perché non sono solo i 144 anni di vita del torneo londinese a suggerirlo, ma la sua stessa epica. Capace di andare ben oltre il mero fatto sportivo.

|

Emozioni oltre la storia

Tutti, io per primo, abbiamo abusato del termine “storia”, nel commentare lo storico approdo in finale a Wimbledon di Matteo Berrettini. Giusto, perché non sono solo i 144 anni di vita del torneo londinese a suggerirlo, ma la sua stessa epica. Capace di andare ben oltre il mero fatto sportivo.

|

Emozioni oltre la storia

Tutti, io per primo, abbiamo abusato del termine “storia”, nel commentare lo storico approdo in finale a Wimbledon di Matteo Berrettini. Giusto, perché non sono solo i 144 anni di vita del torneo londinese a suggerirlo, ma la sua stessa epica. Capace di andare ben oltre il mero fatto sportivo.

|
|

Tutti, io per primo, abbiamo abusato del termine “storia”, nel commentare lo storico approdo in finale a Wimbledon di Matteo Berrettini. Giusto, perché non sono solo i 144 anni di vita del torneo londinese a suggerirlo, ma la sua stessa epica. Capace di andare ben oltre il mero fatto sportivo.

Passate alcune ore, però, è la pura emozione a restare scolpita nei nostri occhi: quella urlata da un Paese intero, per un’impresa mai vista e per decenni neppure immaginata. Quella composta – molto British e poco italiana, se vogliamo – del nostro numero uno. Esaurita la scarica di adrenalina, è proprio l’atteggiamento di Berrettini a doverci riempire d’orgoglio e far sperare per la missione apparentemente impossibile di domani, contro Nole Djokovic, il cannibale. Non una parola fuori posto, non un gesto fuori misura, se non un pugno, una smorfia e un urlo verso il suo ‘angolo’. Poi, il racconto misurato e compito di un’impresa destinata a restare nei libri. In un perfetto inglese international, che fa tanto ragazzi italiani della generazione Erasmus. Le emozioni non hanno prezzo, si dice, ma voci e volti sì. Quello di Matteo Berrettini è una bellissima faccia del nostro Paese. Ricco di italico talento, ma soprattutto di una disponibilità al sacrificio e al lavoro, in grado di esaltarlo e indirizzarlo a risultati prima impensabili. Una lezione ben oltre il tennis e l’impresa sportiva. Noi possiamo anche lasciarci andare, lui ha un lavoro da finire.   di Fulvio Giuliani

La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!

Leggi anche

Il clima e i negazionisti

25 Luglio 2023
Sempre gonfi di retorica, i negazionisti ora hanno trovato un altro terreno fertile: il clima. E …

Spettacolo cinico

08 Aprile 2022
Fare informazione è complesso, ma tra pandemia e invasione russa in questi due anni abbiamo tocca…

Le classi dove si fa tutto tranne che studiare

07 Aprile 2022
Oggi la scuola è il luogo ove tutto si fa tranne che studiare. I ragazzi sono disabituati a riman…

A scuola di fratellanza

25 Marzo 2022
Kataryna sorride davanti ai nuovi compagni di classe.  Negli ultimi giorni nella stessa scuol…

LEGGI GRATIS La Ragione

GUARDA i nostri video

ASCOLTA i nostri podcast

REGISTRATI / ACCEDI

Exit mobile version