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Flop Piano Scuola Estate: se a bigiare è il prof

L’anno scolastico appena chiuso lascia l’amaro in bocca. Non per i banchi a rotelle, tantomeno per quella DAD che non ha saputo fare tesoro dell’esperienza passata. Inezie, se paragonate al disagio interiore con cui devono fare i conti i nostri ragazzi, rimasti orfani di una socialità che nessun bel voto potrà mai colmare. In questo contesto, il Piano Scuola Estate è un’occasione persa.

 

Senza disconoscere il merito straordinario di tantissimi insegnanti, che – va detto! – sono la stragrande maggioranza, ci si aspettava un ultimo sforzo da parte della categoria, in un momento in cui tutta la comunità è chiamata a dare il massimo.

Adesso che entriamo nel vivo del Piano Scuola Estate, voluto dal Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, “per fare da ponte al nuovo anno e riaffermare il valore della scuola”, ora che il corpo docente è quasi per intero vaccinato, si scopre che grandi assenti dell’iniziativa saranno proprio gli insegnanti. Doveva essere un’occasione per riscoprire il piacere di stare insieme, recuperare il tempo perduto, in termini soprattutto umani. E invece no.

Secondo un sondaggio del sito tecnicadellascuola.it, canale di riferimento per gli addetti ai lavori del mondo scolastico, l’80% dei docenti non ha aderito all’offerta formativa messa in essere dai dirigenti per i mesi di giugno, luglio e agosto. Non è servita nemmeno la prospettiva di aumento in busta paga per far cambiare loro idea.

510 milioni di euro i fondi a disposizione, una cifra esorbitante. Per una volta che i soldi c’erano, ecco venire meno il caposaldo della scuola: il valore umano, con tanti, troppi istituti che, a bando scaduto, non si sono nemmeno fatti avanti per richiedere la loro fetta di torta.

Rattrista il fatto che per molti ragazzi il Piano Scuola estivo dovesse rappresentare una seconda possibilità, per rifare comunità, in una scuola pensata per essere vissuta all’aperto, fatta di esperienze sociali tese a rafforzare gli apprendimenti di un anno faticosissimo.

Quello che doveva essere un ponte per un nuovo inizio rischia di sgretolarsi sotto i piedi degli alunni più fragili, di quelle famiglie che faticano a sostenere alternative costose come campus estivi o viaggi studio all’estero. Una scuola che a volte tende a eccedere null’uso di parole importanti come inclusione, uguaglianza, dove saranno di nuovo i ragazzi con le famiglie più deboli a rimanere un passo indietro.

Quantomeno sarebbe importante che queste risorse non andassero sprecate e rappresentassero un volano per il sistema scolastico tutto; passando in primis dal rinnovo degli edifici scolastici più fatiscenti, per poi comperare beni e servizi. Perchè ai genitori della scuola pubblica , nell’anno che verrà, non vengano più chieste collette per acquistare carta igienica.

 

di Ilaria Cuzzolin

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