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Green Pass 2.0

Su La Ragione di oggi ospitiamo il secondo intervento del nostro dibattito interno sui vaccini.

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Su La Ragione di oggi ospitiamo il secondo intervento del nostro dibattito interno sui vaccini.

L’ho inaugurato io stesso, sabato scorso, chiedendo – tra le altre cose – la vaccinazione obbligatoria per alcune categorie, come gli insegnanti e i medici di pronto soccorso. Professionisti, per esser chiari, con cui veniamo in contatto senza poterli ‘scegliere’. Oggi, vi invito a leggere l’articolo di Massimiliano Lenzi, che invece boccia qualsiasi ipotesi di obbligatorietà. Un dibattito tutt’altro che scolastico, se si desidera riflettere su ciò che sta accadendo intorno a noi e sui mesi cruciali che ci attendono. L’inevitabile e scontata risalita di contagi, con la ripresa della mobilità di massa e l’avvicinarsi del periodo delle vacanze. A cui si somma il timore delle ricadute dei festeggiamenti per gli Europei di calcio o più in generale degli assembramenti che non sono stati prerogativa solo italiana, dopo il trionfo della squadra di Mancini. Ancora una volta e a costo di ripeterci, ci rifacciamo alle parole del Commissario straordinario all’emergenza, il generale Figliuolo, che per carità di patria ha parlato ieri di ‘irriducibili’, davanti a coloro che ancora non si vaccinano. Il termine nella sua testa, sin troppo facile capirlo, sarebbe di ben altro tenore, per chi rifiuta l’unico argine che abbiamo fra noi e l’incubo. Una spinta decisiva potrebbe arrivare da un uso molto più stringente del Green Pass, sul modello di quanto annunciato ieri in Francia dal presidente Macron. Vuoi andare al ristorante, prendere un treno, andare a un concerto? Lo fai solo con il Green Pass. Da concedere, altra novità sostanziale, solo dopo la seconda dose di vaccino e non già dopo la prima. Vediamo già all’orizzonte le relative polemiche, chi parlerà di dittatura sanitaria e amenità varie, ma dobbiamo decidere se riprendere a vivere con raziocinio, garantendoci libertà di lavoro e movimento o se preferiamo affidarci al caso e consegnarci all’imponderabile. E dobbiamo farlo ora.   di Fulvio Giuliani

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