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Il prefetto e Bonucci

Il prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, si è detto amareggiato per come è stata gestita la vicenda del giro dei Campioni di Europa in pullman scoperto, per le vie del centro di Roma.

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In sintesi, gli accordi non erano questi e la Nazionale avrebbe dovuto salutare i tifosi in piazza del Popolo, dove si sperava – con una buona dose di ottimismo, permetteteci di aggiungere – di poter gestire meglio l’assembramento e soprattutto controllare l’uso delle mascherine.

Resta il fatto che la gestione dell’ordine pubblico lunedì pomeriggio nella capitale sia stato di fatto demandata al capitano della nazionale italiana di calcio, Giorgio Chiellini, e al suo compagno di reparto, Leonardo Bonucci. Almeno, interpretando le parole dello stesso prefetto, che ha aggiunto con amaro sarcasmo di augurarsi di poter organizzare i festeggiamenti per la vittoria del Mondiale fra un anno e mezzo, trattando direttamente con i calciatori.
Come a dire: sono loro che hanno deciso e disposto, la prossima volta eviterò di perder tempo a trattare con i dirigenti della Federcalcio.

Possiamo criticare quanto si vuole l’insistenza di Bonucci e Chiellini, per ottenere il pullman scoperto e il tour fra i tifosi, ma non li si può accusare di avere prevaricato o anche solo forzato la mano. Sono due cittadini, che hanno espresso un desiderio condiviso da decine di migliaia di altri. Gli si poteva dire di No, come di No si era detto sino al mattino. La gestione dell’ordine pubblico, la responsabilità ultima del bagno di folla di lunedì, non può essere loro.
Non è degno di un grande Paese e non è giusto.

È responsabilità di chi comanda prendere decisioni tempestive, con i dati a disposizione in tempo reale. Autorizzare, negare e mediare. Amareggiassi, offendersi e criticare è umano e comprensibile.
Lo scaricabarile no.

 

di Fulvio Giuliani

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