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L’orrore senza fine del giustizialismo

La scorsa settimana, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha fatto molto bene a chiedere scusa per il vergognoso modo in cui nel 2016 il Movimento Cinque Stelle attaccò l’allora sindaco di Lodi, Simone Uggetti del Partito Democratico.

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Uggetti, nel pieno di una bufera giudiziaria per cui l’assoluzione in appello è arrivata solo pochi giorni fa, fu sottoposto a qualcosa di più subdolo e corrosivo della già devastante gogna pubblica.

Le parole di Di Maio non lasciano spazio al dubbio, equivalendo a un atto di contrizione e all’abiura di un intero modo di fare politica. Vale la pena rileggere le parole del titolare della Farnesina: dolore per aver “contribuito ad esacerbare il clima”, mentre le accuse stesse, il modo in cui Uggetti fu attaccato, oggi viene descritto da Di Maio come “grottesco e disdicevole”.

 

m5s

Foto via: Il Giornale

 

Si potrebbe persino parlare di svolta storica per il M5S o ciò che ne resta, nel momento in cui si abbandona fragorosamente il giustizialismo, architrave dell’avventura politica della creatura di Beppe Grillo. L’evoluzione delle persone, dei movimenti e dei partiti va seguita sempre con rispetto e incoraggiata. Anche coloro che abbiamo combattuto con maggiore durezza possono sorprenderci positivamente e farci guardare con rinnovato ottimismo al futuro del Paese.

Poi, però, l’occhio cade sul commento alle parole di Di Maio di un’altra vittima della lunga fase forcaiola del M5S, Federica Guidi, già ministro dello Sviluppo economico, costretta alle dimissioni senza neppure essere indagata: “per me non cambia assolutamente nulla – ha dichiarato l’ex ministro – perché la mia vita è stata devastata e oggi semplicemente voglio che non si parli più di me”. Un epitaffio, ancora, sul Movimento Cinque Stelle: “sono quelli di sempre”, mentre Di Maio è semplicemente ‘quel signore’.

Le scuse dell’ex leader del partito e la reazione di una delle vittime di un giustizialismo cieco e folle andrebbero scolpite nella pietra. Per ricordare oggi, ma soprattutto quando il fenomeno giustizialista invariabilmente tornerà di moda, i danni permanenti che l’uso distorto delle indagini, delle notizie di reato e delle veline delle Procure provocano nella pelle e nell’anima delle vittime.

Altrettanto gravi, i guasti nel tessuto sociale di un Paese che non ha mai imparato dai suoi tragici errori, continuando a preferire alla civiltà del diritto nel 1992 le manette elevate a invocazione e solo ieri il grottesco urlo ‘onestà, onestà’.

 

di Fulvio Giuliani

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