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Per sempre con noi

11 luglio 1982. Paolo Rossi, come racconterà molti anni dopo in un bel libro sulla cavalcata Mundial, vaga sul prato dello stadio Santiago Bernabéu di Madrid cercando di trattenere quell’istante che si chiama felicità.

Per sempre con noi

11 luglio 1982. Paolo Rossi, come racconterà molti anni dopo in un bel libro sulla cavalcata Mundial, vaga sul prato dello stadio Santiago Bernabéu di Madrid cercando di trattenere quell’istante che si chiama felicità.

Per sempre con noi

11 luglio 1982. Paolo Rossi, come racconterà molti anni dopo in un bel libro sulla cavalcata Mundial, vaga sul prato dello stadio Santiago Bernabéu di Madrid cercando di trattenere quell’istante che si chiama felicità.

11 luglio 1982. Paolo Rossi, come racconterà molti anni dopo in un bel libro sulla cavalcata Mundial, vaga sul prato dello stadio Santiago Bernabéu di Madrid cercando di trattenere quell’istante che si chiama felicità.

Sa perfettamente che è impossibile, che quei momenti scivoleranno via in un soffio, pur restando memoria personale e collettiva. Ci vogliono anni, confesserà il simbolo immortale di quel trionfo, per adattarsi a questa consapevolezza. A far pace con il mito. 11 luglio 2021. Ragazzi e uomini più maturi di un’altra Italia – intesa come paese, prima ancora che squadra di calcio – corrono impazziti in un diverso tempio del pallone mondiale, Wembley. Fissano la loro felicità negli abbracci, come allora, e negli smartphone, marchio di fabbrica della nostra epoca. Avranno tempo per capire, metabolizzare la loro notte indimenticabile, trovandole un posto nella vita e nei ricordi. Ora è il momento della gioia pura, senza sconti. La stessa che ci siamo concessi tutti noi, dopo il lungo tunnel. Impossibile non provare un brivido, ripensando a questa coincidenza. A una giornata del calendario che per due volte, a 39 anni di distanza, ha lanciato l’Italia nelle fontane. Chiamatele coincidenze, congiunzioni astrali, segni. Quando il calcio diventa emozione collettiva, travolge razionalità e schemi. Va vissuto, lasciando andare testa e cuore, permettendo alle sensazioni di fluire libere. L’avevano capito proprio loro, i ragazzi dell’’82, mandando un commovente messaggio agli Azzurri del 2021. Hanno parlato di bellezza, di amicizie che non tramontano, della consapevolezza di essere parte della storia di un Paese intero. Figli e compagne hanno firmato per chi non c’è più, per chi è rimasto per sempre su quel prato di Madrid. L’ha capito uno dei vecchi del gruppo di oggi, Leonardo Bonucci, quando ha urlato: “siamo leggende!”. È così, questa squadra – come l’affresco umano dipinto da Enzo Bearzot – ingiallirà felicemente sulle pareti dei bar di mille angoli d’Italia. Resterà con noi.   di Fulvio Giuliani

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