25 aprile, la vergogna degli insulti, degli “spari” e dei saluti
Appena ieri mattina sottolineavamo il valore inestimabile del 25 aprile, lamentando però l’assoluta incapacità – nel corso dei decenni – di rendere questa giornata la festa di tutti.
25 aprile, la vergogna degli insulti, degli “spari” e dei saluti
Appena ieri mattina sottolineavamo il valore inestimabile del 25 aprile, lamentando però l’assoluta incapacità – nel corso dei decenni – di rendere questa giornata la festa di tutti.
25 aprile, la vergogna degli insulti, degli “spari” e dei saluti
Appena ieri mattina sottolineavamo il valore inestimabile del 25 aprile, lamentando però l’assoluta incapacità – nel corso dei decenni – di rendere questa giornata la festa di tutti.
Appena ieri mattina sottolineavamo il valore inestimabile del 25 aprile, lamentando però l’assoluta incapacità – nel corso dei decenni – di rendere questa giornata la festa di tutti. Un momento intimo eppure collettivo, in cui ricordare il ritorno alla libertà, alla democrazia. Al rispetto dei diritti dell’individuo.
Neanche il tempo di far asciugare l’inchiostro sulla carta, si sarebbe detto una volta, e siamo stati raggiunti da una serie di notizie di cronaca sconfortanti. Ancora una volta. Tanto per cominciare, le minacce inaccettabili, vergognose, vigliacche e inqualificabili nei confronti della Brigata ebraica alla manifestazione di Milano per il 25 aprile.
Secondo quanto è stato denunciato dall’ex parlamentare Emanuele Fiano, è stato urlato contro di loro: “Saponette mancate”. Autori di questa schifezza senza confini dei soggetti che all’evidenza, se anche fosse vera la metà di una bestialità del genere, sarebbero da rimandare in terza elementare. Almeno per fargli rifare tutto il percorso scolastico. Perché, esattamente come scrivevamo ieri, in tutta evidenza a scuola ci sono andati per nulla, non hanno capito nulla e non hanno imparato nulla.
A Roma, soggetti inquietanti se ne sono andati in giro a sparare con pistole a pallini su chi manifestava, mentre degli imbecilli senza speranza a Varese si sono cimentati nel saluto nazi.
Questo è un Paese che non studia, non ha mai studiato. A cui non importa nulla della propria storia e che continua a ripetersi parti di verità, convinto sia sufficiente a mettere tutto a posto. Senza capire che non aver mai fatto i conti fino in fondo con la realtà, come abbiamo provato a spiegare ieri, rinunciando a raccontare la verità dei fatti con onestà intellettuale – compresi errori, esagerazioni e dimenticanze di ottant’anni fa – alimenta sciroccati, stupidi e aspiranti delinquenti.
Quanta amarezza per ciascuno di questi episodi, ma purtroppo non riusciamo a dirci sorpresi
di Fulvio Giuliani
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