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Abbaiare al canone Rai

Il canone Rai e la presa in giro del Matteo di turno. Questo baraccone pubblico va dismesso, una volta per tutte.

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Volge al termine una pessima campagna elettorale. Bisticci tra comari, vuoti d’idee (a riempirli è al solito Draghi, l’unico non in lizza), consumate parole d’ordine e coalizioni farlocche che non fanno nemmeno finta di essere unite su politica estera ed economica.

Sugli scaffali l’offerta è sconfortante: brodini liofilizzati, surgelati scaduti, sottomarche scadenti. Per attirare infastiditi e sbadiglianti, anche un mercatino dell’usato bric-à-brac con promesse sbreccate. Come quella dell’abolizione del canone Rai, specialità di casa Matteo: Renzi prima, Salvini ora.

Trattasi di odiosa tassa di scopo, tanto per la tassa quanto per lo scopo: colpisce il possesso di una tv (non più necessaria con l’avvento di pc e smartphone) per finanziare la Rai (i cui programmi su decine di canali sono spesso ignorati a favore dell’offerta di reti e piattaforme private). Ma ancor più odiosa è la presa in giro del Matteo di turno.

Questo baraccone pubblico (per metà azienda commerciale) va dismesso. Lasciarlo in piedi, abolendo il canone e spostandone il conto sulla fiscalità generale è roba da treccartari.

 

di Vittorio Pezzuto

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