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Tassa ideologia

Allo studio del governo, ci sarebbe un balzello sulle consegne a casa, con l’obiettivo dichiarato di favorire i “negozi di prossimità“
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Sono arrivati segnali importanti ieri dalla riunione del governo con i capigruppo della maggioranza. A cominciare dal reiterato e perentorio invito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro dell’Economia Giorgetti a trovare tutte le coperture necessarie, prima ancora di portare in Consiglio dei Ministri le diverse proposte (anche e soprattutto quelle identitarie), da inserire nella prossima manovra da 30-35 miliardi.

Come altri, seppur di ‘bandiera’, nei confronti dell’opinione pubblica: pensiamo alla cancellazione dell’Iva sui beni di primissima necessità, come pane e latte, e – finalmente!- la riduzione dell’Iva al 5% sugli assorbenti. Una battaglia anche di immagine, ma che la politica non era mai riuscita a portare a casa e che per le donne rappresenta uno schiaffo, oltre il peso economico oggettivo dell’Iva al 22%.

Del resto, i soldi sono quelli che sono e praticamente tutti i miliardi di euro frutto del maggior deficit deciso e da contrattare con la Commissione europea verranno impiegati per calmierare l’effetto del caro-energia. Quindi, per tutto il resto o si tagliano le spese o non si fa. Certo, c’è la strada delle maggiori entrate – cioè più tasse – sempre stretta di suo.

Da questo punto di vista, mentre si studiano gli ennesimi e immancabili condoni (siamo e restiamo il Paese in cui un condono è sempre il ‘penultimo’ e non è necessario aggiungere altro…), è spuntata una tassa che proprio fatichiamo a capire: la già ribattezzata tassa-Amazon.

Allo studio del governo, ci sarebbe un balzello sulle consegne a casa, con l’obiettivo dichiarato di favorire i “negozi di prossimità“.

Ci risiamo con questo stantio tentativo di opporsi all’evoluzione dei costumi, prima ancora che dell’economia, per pure motivazioni ideologiche. Imporre una tassa sulla consegne dei nostri acquisti o del cibo significa colpire i meno abbienti. Chi ha più disponibilità economiche, infatti, al massimo storcerà il naso – ammesso che se ne accorga – e continuerà a ordinare da casa esattamente come prima. Fate un test con voi stessi, visto che siamo nei giorni del Black Friday.

Qualcuno magari comprerà online anche di più, solo per il gusto di andare contro un’imposizione che pretende di intaccare un’abitudine ormai consolidata. A nessuno piace lo Stato quando decide cosa e come si debba acquistare, mangiare, eccetera.

Chi ha meno quattrini, intanto, ordinerà semplicemente meno, ma continuerà a non trovare – specie nei centri più piccoli – i negozi di prossimità. Li immaginiamo proprio tutti questi fruttivendoli, salumerie, cartolerie, tabaccai risorgere perché ora c’è la bella trovata della tassa-Amazon.

Solo ideologia e interessi corporativi, come quelli che da tempo immemorabile impediscono alle nostre grandi città di dotarsi di servizi e mobilità urbana più moderni, lasciandoci schiavi delle licenze dei taxi.

 

Di Fulvio Giuliani

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