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Basta “Giorgia”

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A “Giorgia” andrà benissimo in termini elettorali, convincendo i suoi elettori/fan di “poter dare del tu” alla donna più potente d’Italia (uomini compresi)

Basta “Giorgia”

A “Giorgia” andrà benissimo in termini elettorali, convincendo i suoi elettori/fan di “poter dare del tu” alla donna più potente d’Italia (uomini compresi)

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Basta “Giorgia”

A “Giorgia” andrà benissimo in termini elettorali, convincendo i suoi elettori/fan di “poter dare del tu” alla donna più potente d’Italia (uomini compresi)

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“Giorgia” basterà? Certo che sì, perché è esattamente quello che vuole una buona parte degli elettori: sentirsi quanto più vicino possibile agli eletti. Provare la sensazione rinfrancante dell’illusione che il potente di turno cerchi la nostra vicinanza, il contatto con noi persone comuni. Ecco perché basterà eccome alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni l’indicazione “Giorgia” sulla scheda per raccogliere una marea di voti alle europee di giugno. Una scelta scaltra, furba, veloce e semplice. Probabilmente vincente e spiazzante per avversari ridotti con il fiato corto dall’affannosa e vana (per ora) rincorsa. E non ci riferiamo solo alle opposizioni…

L’uso del nome di battesimo e una familiarità così ostentata potrebbero risultare azzeccati perché la politica è sempre più un gioco di specchi: il leader cerca di assomigliare quanto possibile all’elettore (follower) nel linguaggio, nel look, nelle passioni. Il cittadino, da parte sua, sbandiera con orgoglio la ‘normalità’ del proprio beniamino, la vicinanza, la comunanza di aspirazioni, idee, scelte. Nella stragrande maggioranza dei casi è solo un gioco, appunto, non c’è alcuna vicinanza reale. Se non nell’esteriorità, in una superficie che non impegna. Solo che in questo continuo specchiarsi eletti ed elettori finiscono per attirarsi inevitabilmente verso il basso. Se devi apparire ‘uguale’ o quanto meno riconoscibile, farai più fatica a chiedere sudore e fatica. Risulteresti in men che non si dica pericolosamente alieno, distante. Non lo fai e basta, non rischi.

Per puntare in alto il politico dovrebbe coltivare anche un po’ di sana impopolarità, l’esatto opposto della regola aurea dei nostri tempi. Andrà benissimo “Giorgia”, nel senso che andrà benissimo a lei in termini elettorali e ai suoi elettori/fan convinti di “poter dare del tu” alla donna più potente d’Italia (uomini compresi).

Purché non ci si aspetti che quel “Giorgia” renda più facile chiedere agli italiani di fare quanto giusto e necessario per il futuro di tutti. Felicissimi di chiamarla “Signora presidente”, piuttosto, se la leader di Fratelli d’Italia saprà essere anche un po’ impopolare e meno “simpatica”, pur di riuscire in ciò che serve al Paese.

Di Fulvio Giuliani

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