Salviamo il soldato Di Maio
| Politica
Sul serio vogliamo credere che le critiche a Di Maio siano legate al suo profilo diplomatico? È solo lontananza, antipatia politica, qualche piccola vendetta da consumare
Salviamo il soldato Di Maio
Sul serio vogliamo credere che le critiche a Di Maio siano legate al suo profilo diplomatico? È solo lontananza, antipatia politica, qualche piccola vendetta da consumare
| Politica
Salviamo il soldato Di Maio
Sul serio vogliamo credere che le critiche a Di Maio siano legate al suo profilo diplomatico? È solo lontananza, antipatia politica, qualche piccola vendetta da consumare
| Politica
AUTORE: Fulvio Giuliani
Salviamo il soldato Di Maio. Chiariamolo subito: dei destini personali dell’ex leader del Movimento Cinque Stelle ci interessa il giusto. Ovverosia pochissimo.
Non risparmiammo critiche anche particolarmente severe all’allora vice presidente del Consiglio nella sua fase barricadera, quando – abbagliato dalla popolarità e da un potere tanto improvviso quanto effimero – portò pericolosamente il Paese sul ciglio di una diffusa irresponsabilità.
Sono e restano demeriti indiscutibili, agli occhi di chi come noi crede nell’esercizio sobrio, equilibrato e ragionato del potere. Sempre e comunque.
Proprio per questo, solo un cieco o un accecato dall’antipatia politica avrebbe potuto negare il percorso compiuto dallo stesso Luigi Di Maio.
Sarà pur un lavoro fatto per tattica, convenienza e qualsiasi motivazione legata a interessi del momento o battaglie politiche personali, ma resta che fra quel rappresentante apicale dell’infausta era del “Vaffa” e il ministro degli Esteri del governo di Mario Draghi c’è oggettivamente un oceano.
Anche un’evoluzione, una capacità di studio e applicazione che può essere ignorata solo ancorandosi a preconcetti particolarmente stupidi e fastidiosi. Il più classico, nel caso dell’ex leader pentastellato, che abbia venduto le bibite all’allora stadio San Paolo di Napoli. Come se lavorare da ragazzini fosse un’onta, tic che dice molto di certi detrattori.
Il punto non è (solo) Luigi Di Maio, la sua caratura internazionale, il suo spessore politico, la sua capacità di coprire il ruolo di inviato speciale dell’Unione europea per il Golfo Persico, quanto la questione-Paese. Restiamo mostruosamente provinciali, di noi vanno bene solo i “nostri“. Se vinco io, gli amici miei. Se vinci tu, gli amici tuoi.
Sul serio vogliamo credere che le critiche a Di Maio siano legate al suo profilo diplomatico? È solo lontananza, antipatia politica, qualche piccola vendetta da consumare.
Niente di più, il solito spettacolo. Il problema non è Di Maio, siamo noi.
Di Fulvio Giuliani
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
Leggi anche
Giorgia Meloni riceve Marco Rubio a Palazzo Chigi. Il Segretario di Stato Usa: “Non abbiamo discusso sul ritiro delle truppe. Io sostengo la Nato”
08 Maggio 2026
Il momento in cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha accolto il Segretario di stato Usa…
Olivier Dupuis: europeista visionario e antimilitarista
05 Maggio 2026
Una tessera preziosa si è staccata lunedì 4 maggio dal mosaico che compone la più formidabile arma…
Meloni, la denuncia social: “Girano online mie foto create con l’AI”
05 Maggio 2026
“I deepfake sono uno strumento pericoloso, perché possono ingannare, manipolare e colpire chiunque…
Meloni: “Il nostro governo è il secondo più longevo della storia repubblicana”
02 Maggio 2026
“Il governo che ho l’onore di guidare è diventato il secondo più longevo della storia repubblicana…
Iscriviti alla newsletter de
La Ragione
Il meglio della settimana, scelto dalla redazione: articoli, video e podcast per rimanere sempre informato.