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Difesa, AI e nuova competizione globale

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Il Governo accelera sulla strategia “IA e Difesa 2026”: entro fine anno nascerà il Liad, il centro operativo che dovrà integrare algoritmi, comando, cybersecurity e supporto decisionale nelle Forze Armate italiane

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Difesa, AI e nuova competizione globale

Il Governo accelera sulla strategia “IA e Difesa 2026”: entro fine anno nascerà il Liad, il centro operativo che dovrà integrare algoritmi, comando, cybersecurity e supporto decisionale nelle Forze Armate italiane

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Difesa, AI e nuova competizione globale

Il Governo accelera sulla strategia “IA e Difesa 2026”: entro fine anno nascerà il Liad, il centro operativo che dovrà integrare algoritmi, comando, cybersecurity e supporto decisionale nelle Forze Armate italiane

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Nel pieno della competizione globale sulle tecnologie avanzate applicate alla sicurezza e alla difesa, anche l’Italia accelera. Stati Uniti, Cina, Russia e altri Paesi aderenti alla NATO stanno investendo miliardi nello sviluppo di piattaforme per il comando operativo, la protezione cibernetica, l’analisi strategica e i sistemi autonomi. In questo scenario, il Governo italiano ha avviato una delle più profonde riorganizzazioni degli ultimi anni nel comparto della Difesa, con l’obiettivo di adattare il Paese a un contesto geopolitico sempre più dominato da dati, algoritmi e automazione.

Il processo si inserisce in una fase storica particolarmente delicata. La guerra in Ucraina ha dimostrato quanto gli strumenti basati sull’Intelligenza Artificiale siano ormai centrali nei conflitti contemporanei: analisi predittiva, riconoscimento automatico dei bersagli, guerra elettronica, droni autonomi e gestione dei flussi informativi stanno ridefinendo gli equilibri operativi e decisionali. Le moderne operazioni militari dipendono sempre di più dalla capacità di raccogliere, interpretare e processare enormi quantità di informazioni in tempi rapidissimi, riducendo il vantaggio umano tradizionale fondato esclusivamente sulla forza convenzionale.

In questo contesto, l’Italia vuole evitare di dipendere interamente da tecnologie sviluppate all’estero. La parola chiave dell’intero programma “IA e Difesa” è infatti “sovranità tecnologica”. Il documento del Ministero insiste sulla necessità di sviluppare infrastrutture di calcolo proprietarie, capacità autonome di addestramento dei modelli e controllo diretto sugli algoritmi impiegati nei sistemi della Difesa.

Per evitare iniziative frammentarie o scollegate, il programma ridisegna la governance dell’Intelligenza Artificiale affidandone l’attuazione a due snodi complementari. Da una parte ci sarà l’UIA, l’Ufficio per l’Intelligenza Artificiale, concepito come una cabina di regia interna incaricata di fornire indirizzo strategico, coordinare l’integrazione delle nuove piattaforme nella Difesa e verificare il rispetto dei principi etici, normativi e operativi. L’Ufficio avrà anche il compito di assicurare coerenza tra priorità militari, investimenti tecnologici e obiettivi di lungo periodo.

Dall’altra nascerà il Liad, il Laboratorio di Intelligenza Artificiale della Difesa, destinato a rappresentare il braccio tecnico-operativo dell’intero progetto. Polo nazionale di eccellenza e vero “AI delivery center”, il Liad tradurrà esigenze concrete in soluzioni realmente adottabili dalle Forze Armate, seguendo l’intero ciclo di vita delle applicazioni: sviluppo, sperimentazione, validazione e dispiegamento operativo. Il laboratorio lavorerà a stretto contatto con gli utilizzatori finali, così da adattare le nuove piattaforme alle esigenze reali dei diversi comparti militari.

Su questa architettura si innestano quindici direttrici strategiche e un programma attuativo che assegna responsabilità precise e indicatori di performance per monitorare lo stato di avanzamento delle attività. L’intero impianto si articola lungo quattro assi principali: operazioni, organizzazione, formazione e ricerca-industria. Non si tratta semplicemente di introdurre nuovi strumenti digitali, ma di ripensare in profondità l’intera macchina della Difesa in chiave tecnologica e multi dominio.

L’obiettivo è integrare rapidamente sistemi basati su AI nei processi decisionali e nelle piattaforme di comando e controllo, migliorando velocità di analisi, capacità predittiva e resilienza operativa. Tra i primi progetti pilota annunciati dal ministro Guido Crosetto figurano supporto decisionale, manutenzione predittiva, logistica intelligente e strumenti avanzati per l’attività di staff. Queste soluzioni dovranno aiutare le Forze Armate a elaborare enormi quantità di dati provenienti da sensori, satelliti, droni e altri asset operativi, alleggerendo il carico cognitivo degli operatori e accorciando il ciclo decisionale.

Il documento richiama esplicitamente anche il ciclo OODA — osservare, orientarsi, decidere, agire — considerato centrale nei conflitti moderni. In questa prospettiva, l’Intelligenza Artificiale viene interpretata come una leva capace di comprimere drasticamente i tempi di reazione, migliorare la gestione delle informazioni e aumentare la superiorità informativa nei confronti degli avversari.

Un altro nodo fondamentale riguarda il rapporto tra Difesa e industria nazionale. Il Ministero punta a coinvolgere grandi gruppi industriali, startup innovative, PMI tecnologiche e università per costruire un ecosistema italiano dedicato allo sviluppo di sistemi avanzati per la sicurezza. Il programma insiste sul concetto di innovazione “dual use”: piattaforme nate per applicazioni militari ma capaci di generare ricadute anche nel settore civile, dalla cybersicurezza all’automazione industriale, fino alla protezione delle infrastrutture critiche e alla gestione avanzata dei dati.

La partita più delicata resta tuttavia quella dell’equilibrio tra innovazione tecnologica e controllo umano. Il documento ministeriale ribadisce che ogni applicazione dovrà rispettare il diritto internazionale umanitario, garantire una supervisione umana significativa e assicurare piena accountability lungo l’intera catena di comando. Nessuna decisione critica potrà quindi essere affidata esclusivamente agli algoritmi.

Di Annalisa Iannetta

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