Concretezza
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Le amministrative si avvicinano: è tempo di pensare ai reali problemi dei cittadini. Ma l’unica risposta della politica è un silenzio inquietante.
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Le amministrative si avvicinano: è tempo di pensare ai reali problemi dei cittadini. Ma l’unica risposta della politica è un silenzio inquietante.
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Le amministrative si avvicinano: è tempo di pensare ai reali problemi dei cittadini. Ma l’unica risposta della politica è un silenzio inquietante.
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AUTORE: Fulvio Giuliani
In pieno agosto, ci chiedevamo quando si sarebbe entrati nel vivo dei problemi delle nostre città. La campagna elettorale per le amministrative arrancava, sommersa da temi di ben altra presa mediatica. Un mese dopo siamo allo stesso punto, se si eccettuano i soliti, onanistici sondaggi e le inevitabili polemiche su liste e alleanze. Nulla che abbia una reale incidenza sulla vita dei cittadini. Intendiamoci, questi ultimi hanno le loro responsabilità, assuefatti a campagne elettorali basate su una personalizzazione ossessiva, a immagine e somiglianza di quelle nazionali. Resta il fatto che l’onere delle proposte sia tutto dei candidati.
Partiamo da Milano, la città più dinamica, fra le nostre ‘metropoli tascabili’. Il capoluogo lombardo, precipitato dalla ‘golden age’ alla pandemia, ha davanti una sfida vitale: riuscire a riprendere il filo perso a inizio 2020 e confermarsi fra le città-faro d’Europa. Un ruolo più volte preteso – anche meritato, con Expo e la designazione olimpica del 2026 – ma da confermare nel quotidiano. E qui il discorso si fa complesso, perché Milano è vittima del suo stesso successo. La forbice fra centro e periferia si è allargata e la distanza fisica è nulla, rispetto all’abisso che si è creato fra le scintillanti torri dei quartieri risanati e le periferie che faticano a uscire dalla dimensione di dormitorio. Milano, insomma, è chiamata a ricoprire il ruolo a cui si sente storicamente destinata, se possibile senza dimenticare i milanesi.
Roma è Roma, la portata dei suoi problemi è tale da aver ormai fatto passare il concetto che sia inutile anche affrontarli. Un’idea orrenda, che può essere superata solo ricominciando a fare quello che da troppo si è trascurato, sull’altare di ideologie d’accatto. Ripartire dalle cose minime: la cura dei ‘sanpietrini’, di un decoro degno della storia e del nome, ritrovare l’orgoglio di una bellezza struggente ma non decadente. Quest’immagine lasciamola al cinema, nella vita reale i romani meritano di non dover sempre stemperare nell’autoironia la consapevolezza del disastro.
Napoli vive da anni in stato di dissesto finanziario ed è ancora ignota la via d’uscita. Vorremmo sapere come e in quanti anni si tornerà a un’amministrazione regolare. La (triste) verità è che il dissesto è una coperta di Linus. Non si può far nulla e, dunque, non ho colpa di nulla… Napoli – lo scrive un napoletano – si autocompiace del boom turistico e della fioritura di una piccola classe imprenditoriale autodidatta in materia. Bello quanto si vuole, ma privo delle basi essenziali per il futuro. Non si fa turismo senza servizi e anche qui domina un silenzio di tomba.
di Fulvio Giuliani
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