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Giorgia Meloni e il senso della sovranità

Giorgia Meloni invita a riflettere sul senso della sovranità dell’Unione europea, intendendo quest’ultima come prevalente sugli interessi dei singoli Paesi in sempre più ambiti

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La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha posto un tema assolutamente logico dal suo punto di vista. Che resta pur sempre quello di una politica autenticamente sovranista, impegnata a costruirsi un’immagine rassicurante sul piano internazionale attraverso ripetute dichiarazioni indiscutibili sul piano atlantista e occidentale. Il tutto mantenendo una forte connessione con il proprio elettorato, definita negli anni su una visione mai nascosta del ruolo dell’Italia nel mondo. Sovranista, per l’appunto. Nessuno dovrebbe provare a liquidare la cosa, pertanto, con generici allarmi tanto roboanti quanto fumosi.

Affrontiamo il tema nel dettaglio: Giorgia Meloni invita a riflettere sul senso della sovranità dell’Unione europea, intendendo quest’ultima come prevalente sugli interessi dei singoli Paesi in sempre più ambiti. Secondo la visione della leader del partito indicato sulla cresta dell’onda nella coalizione di centrodestra, un processo lesivo degli interessi nazionali. Da rivedere in un contesto, più che di unione, di cooperazione fra Stati. Una posizione che merita approfondimenti e contestazioni nel merito, non abiure ideologiche o men che meno giudizi morali.

Senza quella che Giorgia Meloni definisce la “sovranità dell’Ue”, l’Europa non si sarebbe potuta dotare di quello straordinario strumento di lotta alla pandemia che si è dimostrato l’acquisto e la distribuzione centralizzata dei vaccini anti Covid-19. Senza la parziale cessione di sovranità degli Stati in materia, non avremmo potuto approvvigionarci di dosi di vaccino nei numeri fantascientifici che abbiamo raggiunto nel giro di pochi mesi, tantomeno a quel prezzo e ancor meno con la capacità di mantenere un minimo di equilibrio nella distribuzione fra i diversi Stati. Semplicemente, avrebbe avuto il sopravvento la legge non scritta e potentissima del più forte e del più ricco. Per inciso, noi non saremmo stati nel club più ristretto fra questi.

Prima ancora di arrivare ai vaccini, il ciclopico stanziamento di fondi di emergenza a vantaggio dei Paesi più colpiti dalla pandemia sarebbe rimasto una pia illusione. Così come nessun Next Generation Eu avrebbe mai potuto vedere la luce senza quel che si può configurare anche come cessione di sovranità. Come descrivere in altro modo l’accordo raggiunto sulla prima, storica condivisione del debito e per l’embrione di eurobond? Ancora, l’aver fatto passare il principio in base al quale con i soldi dei contribuenti dei Paesi X o Y si poteva sostenere la spesa pubblica in diversi Stati dell’Unione? Sovranità europea 2 – sovranità degli Stati 0.

Che proprio l’Italia, poi, sia regolarmente risultata la maggiore beneficiaria di tutto quello che abbiamo ricordato non può essere archiviato come un dettaglio o una casualità della storia. Sono il nostro peso e dimensione, nell’ambito della stessa Ue, ad averlo determinato e con essi la paura che l’Italia andando in crisi potesse trascinare con sé gli altri, ma il fatto resta. Godiamo come tutti, ma più di tutti, dei frutti del lavoro delle istituzioni europee e della cessione di quote di sovranità.

Oggi chi ulula al disastro energetico e all’impoverimento di aziende e famiglie cita il caso del prezzo del gas come esempio di quanto male ci possa fare una politica estera comune. Domanda per compito delle elementari: ha più probabilità di porre con efficacia un tetto al prezzo di acquisto delle materie prime un singolo Paese – per quanto industrialmente importante come l’Italia – o la più grande area economica e di libero scambio esistente al mondo? Il candidato (alle politiche) svolga il compito.

Il problema è che da tempo la faciloneria degli slogan è tracimata dalla campagna elettorale direttamente al pensiero di chi li crea e utilizza. Solo che la realtà è per sua natura complessa e sfaccettata e si rifiuta di farsi dominare dalla semplificazione a tutti i costi. Che rischiamo di pagare noi.

 

Di Fulvio Giuliani

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