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Gli 11 punti chiave del discorso di Draghi al Senato

Il discorso di Draghi ieri al Senato può essere riassunto in 11 punti chiave. Il nucleo centrale resta quello di sempre: il manipolo di irresponsabili in politica non è pronto alle responsabilità. Si, però, alle elezioni.

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Un manipolo di irresponsabili ha messo in moto una cosa impressionante. Si è prodotto il primo collasso di governo della storia repubblicana basato sulla politica estera e sull’influenza in Italia di forze straniere.

Nelle parole di Mario Draghi, ieri al Senato, abbiamo trovato – concetto dopo concetto – quel che da mesi scriviamo, pagina dopo pagina. E mentre forze e schieramenti politici, accecati dal propagandismo e animati da una furberia ottusa, provavano a scegliere le ciliegie nel cesto, intestandosene alcune e schifandone altre, noi provavamo a sostenere quel che ieri si è materializzato: il prodotto è uno solo, ha un unico senso e una sola consistenza. Si può non condividerlo, ci mancherebbe, ma non si può scomporlo.

Rimettiamo in fila i titoli di quel che conta, ieri riproposti dal presidente del Consiglio. Per lo svolgimento di ciascuno i nostri lettori non hanno che da entrare nel sito laragione.eu e leggerne i dettagli, anticipati nel tempo.

1) Il governo della Repubblica italiana è europeista e atlantista, pro Ue e pro Nato, perché di quel mondo siamo parte e quelle sono le nostre case.

2) L’Italia esprime la «condanna per le atrocità russe e il pieno sostegno all’Ucraina», avvertendo che «armare l’Ucraina è il solo modo per aiutarla a difendersi». Che non significa sia il solo modo di concludere la guerra che la Russia ha iniziato, ma la diplomazia avrà spazio maggiore quanto minori saranno i successi dell’aggressore sul terreno. Non c’è alcuno spazio per condanne retoriche, seguite dall’ipocrisia dei “ma”.

3) È «inaccettabile la dipendenza energetica dalla Russia, frutto di passate scelte miopi e pericolose»; sarà bene non dimenticare la seconda parte di questa affermazione, che comporta un affrancamento il più veloce e definitivo.

4) La nostra politica energetica in questi mesi, la capacità di stipulare accordi che vanno nel senso dell’affrancamento dalla Russia, ha aumentato considerevolmente il nostro peso internazionale.

5) Abbiamo potuto spendere 33 miliardi, in questi mesi, soccorrendo le fasce più deboli e abbiamo potuto farlo senza pagare un prezzo eccessivo, grazie alla «ritrovata credibilità collettiva». Se viene meno non aumenta la spesa sociale, ma quella per interessi da pagare.

6) Si è ottenuto quel risultato «senza scostamenti di bilancio» e così si può procedere ancora. Quindi No a una richiesta che arriva da destra e sinistra, sopra e sotto, da ovunque ci sia gente che parla senza sapere quel che dice.

7) Abbiamo rispettato tutti gli impegni del Pnrr. Se non sapremo spendere bene e onestamente quei soldi è escluso che possano aversi nuovi strumenti di debito comune.

8) Non si può far parte della maggioranza che ottiene questi risultati e poi protestare accanto a tassisti, balneari o per la riforma del catasto.

9) Non si può chiedere la sicurezza energetica e poi protestare per gli impianti che servono, rigassificatori compresi.

Ce n’era per tutti. Come è giusto che sia. Poi c’è la parte strettamente politica.

10) Un presidente del Consiglio che non si è mai presentato davanti agli elettori non può che avere una maggioranza parlamentare vasta (il predecessore la pensava diversamente) e non può far finta di non vedere che si andava sfilacciando. Le dimissioni erano «sofferte e dovute».

11) Se siete pronti a ripartire bene, altrimenti tanti saluti.

Tutto istituzionalmente corretto e condivisibile nel merito. Ma anche segno inequivocabile di disfacimento politico, di contrapposizione fra “italiani” e classe politica, nel segno di un’impronta consolare. E lo avevamo visto: un manipolo di irresponsabili ha messo in moto un processo impressionante, ponendo ora, per la prossima scadenza elettorale, un problema ineludibile: la rappresentanza elettorale di tutto ciò.

La risposta alla domanda di Draghi è stata: no, non siamo pronti per le responsabilità, lo siamo per le elezioni. Il che capita quando dei naufraghi incattiviti pensano che prendere il cappello di capitano serva a nascondere di non sapere nuotare.

 

di Davide Giacalone

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