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Il brutto scherzo di Olaf

Da mesi si discute sull’importanza per l’Unione Europea di avere una linea compatta e unita sul fronte energetico ma il megapiano della Germania mette in crisi tutto.

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La Germania è stata egoista? Sì, lo è stata varando il suo megapiano da 200 miliardi di euro per proteggere famiglie e aziende tedesche dai contraccolpi della grave crisi energetica. Ha ragione il presidente del Consiglio uscente Mario Draghi a infuriarsi per la mossa unilaterale di Berlino? Sì, ha ragione perché mina forse definitivamente quell’idea di intervento unitario a cui ha lavorato prima di chiunque altro. Erano i primi giorni dello scorso mese di marzo quando ne andò a parlare a Bruxelles con la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen.

Ha ragione il presidente del Consiglio in pectore Giorgia Meloni ad appoggiare e condividere la frustrazione e la rabbia del suo quasi predecessore? Sì, ha ragione per gli stessi motivi sopra esposti e perché la strada si sta progressivamente restringendo non solo per l’Italia, ma per tutta Europa, mentre le continue resistenze tedesche e olandesi non sono un bello spettacolo.

Sia Draghi che Meloni, poi, avranno intravisto nella nervosa e sconfortante giornata di ieri un enorme rischio interno: davanti alla mossa del cancelliere Scholz, risulterà ancora più difficile opporsi alle pressanti richieste leghiste di procedere a un maxi indebitamento straordinario per disinnescare la bomba-bollette.

Il leggendario “scostamento di bilancio” chiesto 100 volte da Salvini e altrettante volte negato da Draghi. Manovra rischiosissima per i nostri conti pubblici e non a caso sempre esclusa negli ultimi mesi dal capo del governo.

Non è uno scherzo, balliamo letteralmente sul filo e con il contrarsi della crescita gli spazi di manovra si riducono sempre più. Questo è un ulteriore aspetto amaro della scorsa giornata, aver ricordato con brutalità come la Germania possa permettersi qualcosa che noi non possiamo neppure pensare, pena offrire il collo alla mannaia di mercati che perderebbero ogni fiducia nell’Italia. E questa condizione non è colpa dei tedeschi, bene ribadirlo per l’ennesima volta, ma tutta nostra.

L’aspetto positivo, forse l’unico, resta proprio la sintonia inevitabile, ma non scontata Draghi-Meloni. Una sintonia che permetterà al presidente del Consiglio uscente di presentarsi ancora con qualche cartuccia da giocare al burrascoso vertice europeo di Praga fra una settimana e non semplicemente per un commiato.

Perché dopo la rabbia non è il momento delle reazioni inconsulte, ma di fare pressioni sulla Von Der Leyen che si sta giocando la faccia, delle alleanze e di una strategia politica.

Di Fulvio Giuliani

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