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Il paradosso della Cassandra-Draghi

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Il “problema” di Mario Draghi è essere troppo competente, troppo serio, troppo refrattario per natura e formazione alla ricerca del consenso?

Draghi

Il paradosso della Cassandra-Draghi

Il “problema” di Mario Draghi è essere troppo competente, troppo serio, troppo refrattario per natura e formazione alla ricerca del consenso?

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Il paradosso della Cassandra-Draghi

Il “problema” di Mario Draghi è essere troppo competente, troppo serio, troppo refrattario per natura e formazione alla ricerca del consenso?

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È un destino curioso, anche se tutto sommato comprensibile, quello di Mario Draghi. Stimatissimo a livello globale, considerato fra i più brillanti testimoni del nostro tempo, con un’agendina telefonica che gli permette di alzare la cornetta (si diceva un tempo) e chiamare praticamente chiunque nei cinque continenti. Lodato, premiato e… ignorato da chiunque avesse potuto offrirgli un ruolo di responsabilità esecutiva. A qualsiasi livello.

Terminata la sua esperienza da presidente del Consiglio, Mario Draghi aveva una logica proiezione europea. Invece… nulla. Gli è stato consentito di diventare la più autorevole Cassandra a livello continentale e non solo.

La presidente della Commissione Ue Von der Leyen gli ha commissionato uno studio su limiti, punti di forza e debolezza dell’Unione e l’ex capo del governo ha diligentemente portato a termine il lavoro mettendo nero su bianco molte verità scomode.

Tutti hanno pensosamente annuito, si sono alzati in piedi per applaudire e si sono guardati bene da mettere in pratica anche solo una delle azioni suggerite da Draghi.
Ieri, altro riconoscimento e altro richiamo all’esigenza europea di rendersi conto che la presidenza Trump ha sconvolto gli equilibri. “Per la prima volta – ha detto – gli europei sono soli. Completamente soli, per quanto uniti”.

Anche questa volta qualche titolo di giornale, qualche servizio alla Tv e poi avanti.

Il “problema” di Mario Draghi è essere troppo competente, troppo serio, troppo refrattario per natura e formazione alla ricerca del consenso?
In sintesi, non essere un politico, di oggi come di ieri? Una specie di ufo, con i suoi pregi e i suoi difetti, le sue qualità e rigidità.

Il paradosso-Draghi si conclude in una considerazione persino banale: un uomo sulle cui competenze nessuno oserebbe avanzare dubbi in pubblico (le invidie private sono un’altra faccenda), ma che non raccoglierebbe un voto. Non in senso letterale, ma ci siamo capiti. Però, che spreco.

Di Fulvio Giuliani

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