La fregola
| Politica
È questo il problema del centrosinistra: la trasformazione della minoranza parlamentare in una stabile minoranza elettorale. Idee e pratiche inadeguate a governare
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È questo il problema del centrosinistra: la trasformazione della minoranza parlamentare in una stabile minoranza elettorale. Idee e pratiche inadeguate a governare
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È questo il problema del centrosinistra: la trasformazione della minoranza parlamentare in una stabile minoranza elettorale. Idee e pratiche inadeguate a governare
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AUTORE: Giancristiano Desiderio
Ci mancava solo il federatore. Chi è costui? Non si sa. L’unica cosa che si sa, a detta di Matteo Renzi, è che il Signor Nessuno dovrebbe mettere insieme il Pd, il M5S e i cespugli. Sì, proprio così: i cespugli ossia quei piccoli, piccolissimi partiti che circa trent’anni fa erano radicati all’ombra della Quercia e della Margherita e tutti insieme appassionatamente vinsero le elezioni nel 1996 e nel 2006 per sfasciarsi in entrambi i casi due anni dopo. Quindi, il centrosinistra è ancora dov’era tre decenni fa? Purtroppo sì. E non sarà una specie di politico-Vinavil a incollare i cocci del vaso rotto. Il problema, infatti, non è il federatore ma i federati. Il Signor Nessuno ha il volto ora di Beppe Sala e ora di Paolo Gentiloni, ora di Maurizio Landini e ora di Filippo Andreatta. Ma qualunque nome si metta a incollare i frammenti del mondo in frantumi del centrosinistra, non c’è chi non veda che il tema del federatore è solo la continuazione della telenovela più innovativa dopo “Beautiful”: chi sarà il prossimo segretario del Pd? Chi verrà dopo Elly Schlein? Le manovre nella casa più democratica d’Italia iniziano sempre con l’immensità dell’unanimità e finiscono regolarmente con una specie di termidoro in cui un comitato di salute pubblica fa fuori il capo o la capa di turno, che è sempre l’ultima a sapere le cose.
Comunque vadano le elezioni primaverili europee il destino di Elly appare segnato. Non tanto per il risultato, che è ancora in mente Dei. Ma per la politica che, non facendo del Pd una possibile alternativa di governo, rende sterile qualunque risultato elettorale. È esattamente questo il problema del principale partito d’opposizione che si ripercuote su tutti gli oppositori: la trasformazione della minoranza parlamentare in una stabile minoranza elettorale.
In fondo, l’idea di presentare Prodi e di creare l’Ulivo – poi diventato Unione nel 2006 – non nasceva dalla medesima situazione e dalla stessa esigenza? La situazione era quella di incollare pezzi di un mosaico non perfettamente combaciabili e l’esigenza era quella di avere un volto rassicurante – diciamo pure democristiano – nel tentativo di pescare voti anche dall’altra parte, altrimenti l’escamotage sarebbe stato tanto bello quanto inutile. Il resto della storia, già accennato di sopra, lo conoscete e non vale nemmeno la pena ricordarlo. Però la morale della favola bisogna saperla: il federatore fa una brutta fine.
Il problema del centrosinistra in generale e del Pd in particolare è la fregola. Sì, proprio così: la fregola. Le elezioni si susseguono, le sconfitte seguono ma da quelle parti nessuno mai impara la lezione: tempo e riforme. Ma di creare un partito che passi dagli astratti furori ai concreti riformatori da quelle parti nessuno ne vuol sapere. Così non s’imbocca mai la via lunga della serietà e della critica ma sempre la via breve degli alibi e dei miti. Si creano scientemente i presupposti per finire fuori strada alla prossima occasione. Perché le scorciatoie son fatte come le bugie di Pinocchio: portano dritto dritto da Mangiafuoco.
È la fregola che li frega. La smania della rivincita. L’idea dell’immediatezza. Del tutto e subito. Del botta e risposta. Invece il tempo breve è tutto tempo perso. Sia perché è vano sia perché i federati se anche vincessero non governerebbero, come dimostra ampiamente la storia. Ecco perché, pur dando un volto al Signor Nessuno, il problema rimarrebbe sempre lo stesso: i federati hanno idee e pratiche inadeguate a governare un Paese moderno.
Di Giancristiano Desiderio
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