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La sinistra e la sudditanza ai magistrati

Dopo la sentenza sulla trattativa

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Metti una sera in tv. Su la7, a “Otto e mezzo”.
Tema: la trattativa Stato-mafia e la sentenza di appello che ha stabilito che il fatto non costituisce reato.

La domanda della conduttrice Lilli Gruber al segretario del Partito democratico Enrico Letta è centrata: «La sorprende questo verdetto, fa chiarezza su quello che è successo oppure la magistratura ha ecceduto nella ricerca di responsabilità politica nelle strategie della mafia?».

La risposta di Letta è questa: «È evidente che parte di sorpresa c’è per il rovesciamento rispetto agli altri gradi di giudizio, ma su temi così complessi serve leggere le motivazioni e i ragionamenti fatti. Sicuramente sarà una sentenza che farà molto discutere, non ho nessun dubbio».

Una risposta che ci porta dritti a un’altra domanda: perché?
Perché Enrico Letta, che non è affatto un giustizialista, ha risposto il banale.

Qui si apre il tema della sudditanza della sinistra italiana – per lungo tempo garantista – rispetto alla magistratura e alle sue inchieste. Si è sviluppata in questi decenni, da Mani Pulite in avanti, una sudditanza reale e culturale – mentre il Paese si bipolarizzava in pro o contro Berlusconi, in onesti contro disonesti – che di fatto ha ingessato a lungo ogni riforma della giustizia in senso più garantista. Che ancora oggi la sinistra non pronunci critiche (legittime) alla magistratura o stenti a farle è il segno che quella sudditanza alla fine si è trasformata nella sudditanza del fare politica.

Sarebbe il caso di finirla. Enrico Letta ci provi.

 

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