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L’era dell’irresponsabilità

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A fare paura davvero è l’irresponsabilità, le azioni fine a sé stessi incuranti del bene comune. Frasi, atteggiamenti e concetti sono sempre gli stessi.

L’era dell’irresponsabilità

A fare paura davvero è l’irresponsabilità, le azioni fine a sé stessi incuranti del bene comune. Frasi, atteggiamenti e concetti sono sempre gli stessi.
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L’era dell’irresponsabilità

A fare paura davvero è l’irresponsabilità, le azioni fine a sé stessi incuranti del bene comune. Frasi, atteggiamenti e concetti sono sempre gli stessi.
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Non fanno paura l’arroganza, la superficialità e gli avventurieri della domenica: tutte variabili umane con cui – prima o poi – bisogna fare i conti. Non fa paura la supponenza, vi si può porre rimedio. Non fa paura l’impreparazione, si può sempre studiare (ammesso che ce ne sia la voglia e la capacità). Quello che fa paura, paura per davvero, è l’irresponsabilità. Le azioni fini a se stesse, incuranti dell’interesse comune, concentrate solo sul proprio ombelico, l’interesse di oggi che domani è già troppo in là… L’irresponsabilità corrode, devasta, riduce tutto a un’insensata marmellata di idee, sentimenti, progetti mai nati. L’irresponsabilità è il segno di questa nostra epoca superficiale, vacua, zeppa solo di paroloni. Fateci caso: frasi, atteggiamenti e concetti sono sempre gli stessi, tornano con sconfortante regolarità a battere in testa e c’è pure chi pretende si dia credito alla 100ª promessa in copia carbone (citazione vintage voluta), ricopiata dai tempi delle campagne elettorali tutte cartelloni 6 × 3 in strada e spot televisivi. Come se il tempo non esistesse, perché in effetti il tempo non esiste in quel mondo sconfortante e autoreferenziale. L’irresponsabilità fa paura perché non viene quasi mai pagata dai diretti responsabili, ma grava su tutti gli altri. Sia chiaro, non esistono vergini imbiancate, determinati soggetti siamo noi cittadini ad averli prima mandati in Parlamento, poi gonfiati nel loro ego fino quasi a farli scoppiare. Nessuno può dire “io non c’ero e se c’ero dormivo“, perché non vale. Eppure, nonostante tutto, non meriteremmo questo spettacolo. Lo show stanco già partito secondo tutte le più facili e scontate previsioni: tutti contro tutti, tutti che si affannano a far dimenticare il proprio ruolo nella sceneggiata indecorosa troncata bruscamente da Mario Draghi, tutti pronti a promettere la luna sapendo di non poter mantenere neanche un sasso del Mare della tranquillità. Tutto sempre uguale, tutto maledettamente irresponsabile. di Fulvio Giuliani

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