Mario Draghi per rilanciare l’Ue
| Politica
“The Financial Times” pronostica l’ex premier Mario Draghi fra i principali candidati alla prossima presidenza del consiglio europeo
Mario Draghi per rilanciare l’Ue
“The Financial Times” pronostica l’ex premier Mario Draghi fra i principali candidati alla prossima presidenza del consiglio europeo
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Mario Draghi per rilanciare l’Ue
“The Financial Times” pronostica l’ex premier Mario Draghi fra i principali candidati alla prossima presidenza del consiglio europeo
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AUTORE: Massimiliano Lenzi
Un italiano per ridare slancio all’Europa. Mentre si avvicinano le elezioni per il Parlamento Ue, il quotidiano britannico “The Financial Times” – citando alcune fonti diplomatiche del Vecchio Continente – indica fra i principali candidati alla prossima presidenza del Consiglio europeo Mario Draghi, ex presidente della Bce ed ex presidente del Consiglio italiano.
Il totonomine, qualunque siano le fonti (anche autorevoli), non è esercizio politico appassionante seppur molto gettonato. Quello che è però interessante, nella circolazione del nome di Draghi per un importante incarico in Ue, è il fatto che la figura dell’italiano venga percepita come stabilizzatrice politica di un’Europa che attraversa (anche nei suoi Paesi principali come Francia e Germania) un momento incerto. Coesa – con coerenza – nel sostegno all’Ucraina, più incerta nella questione mediorientale dopo l’attacco di Hamas a Israele e dopo la risposta di Tel Aviv a Gaza, oggi l’Unione europea fa infatti i conti con la crisi interna in Germania e con alcune titubanze politiche francesi.
Intendiamoci: la democrazia ha fra le sue innumerevoli qualità anche il fatto che non è un sistema pietrificato, bensì libero, e di questa libertà l’instabilità rappresenta a volte uno degli elementi caratterizzanti. Resta il fatto che mentre a Berlino impazza la protesta degli agricoltori tedeschi per il taglio dei sussidi e a Parigi il presidente francese Emmanuel Macron cambia il capo del governo dopo il voto sull’immigrazione reso possibile anche dai voti della destra di Marine Le Pen, in attesa dell’esito delle urne il solo fare il nome di Draghi diventa elemento di sintesi.
Oltre al curriculum, per lui parlano le sue scelte ai tempi della Banca centrale europea (in tempi complicatissimi e in piena crisi economica greca) e la sua politica estera (da capo del governo italiano all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina) che con lucidità, condivisa in Unione europea, ha saputo trovare approvvigionamenti alternativi di gas dopo le sanzioni adottate contro Mosca. I suoi buoni rapporti con gli Stati Uniti sono inoltre noti anche se – pure al di là dell’Atlantico – toccherà vedere come finiranno le elezioni presidenziali di novembre.
In questo quadro resta dunque soltanto una questione con cui fare i conti: Mario Draghi avrà voglia di accettare un incarico di prestigio in Ue? Chi lo conosce ritiene che se la richiesta gli arriverà senza divisioni fra i principali Paesi membri, difficilmente l’ex presidente Bce si potrà sottrarre all’impegno. Vedremo. Nell’attesa, conforta un dato: il fatto che il nome di un italiano sia oggi ritenuto il più adatto a un rilancio delle politiche Ue, in tempi di guerre e di incertezze.
di Massimiliano Lenzi
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