Meloni: “Trentini? Avanti fin quando la signora Armanda non riabbraccerà Alberto”. E sulla Groenlandia: “Non credo Usa avviino azione militare”. La conferenza punto per punto
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni tiene oggi 9 gennaio 2026 la conferenza stampa nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati
Meloni: “Trentini? Avanti fin quando la signora Armanda non riabbraccerà Alberto”. E sulla Groenlandia: “Non credo Usa avviino azione militare”. La conferenza punto per punto
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni tiene oggi 9 gennaio 2026 la conferenza stampa nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati
Meloni: “Trentini? Avanti fin quando la signora Armanda non riabbraccerà Alberto”. E sulla Groenlandia: “Non credo Usa avviino azione militare”. La conferenza punto per punto
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni tiene oggi 9 gennaio 2026 la conferenza stampa nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni tiene oggi 9 gennaio 2026 la conferenza stampa nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati.
Nell’appuntamento, organizzato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare, la premier risponde ad una lunga serie di domande – dovrebbero essere 40 – che toccheranno tutti i temi: attività del governo, manovra 2026, legge elettorale e politica estera con gli ultimi sviluppi internazionali: dall’attacco degli Usa al Venezuela all’attesa per la sorte di Alberto Trentini, dai negoziati per la guerra in Ucraina alle proteste in Iran.
Meloni: “Trentini? Avanti fin quando la signora Armanda non riabbraccerà Alberto“
“Il governo italiano si occupa di questa vicenda quotidianamente, da 400 giorni per quello che riguarda la vicenda di Alberto Trentini. Ma come sappiamo, Alberto Trentini non è l’unico italiano detenuto in Venezuela. Lo abbiamo fatto, diciamo, e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali che sono canali politici, che sono canali diplomatici, che sono canali di intelligence e non smetteremo di occuparci di questa vicenda fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio. Io ho parlato varie volte con la mamma di Alberto e chiaramente capisco il suo dolore e la sua difficoltà, è molto doloroso anche per me non riuscire a dare risposte nei tempi in cui vorrei darle”.
“Io sono fiduciosa, voglio dire che considero il segnalo dato dalla presidente Rodriguez un segnale di grande valore”, aggiunge. “Esprimo gratitudine per la scelta di avviare la liberazione di detenuti politici” in Venezuela “fra i quali anche italiani, e spero vivamente che questo percorso prosegua con ulteriori passi nella medesima direzione”.
”Mi pare che non si abbia contezza o si finga di non vedere quale sia condizione in cui versa il popolo venezuelano, sperando che la situazione possa migliorare con la presidente Rodriguez. C’è oggettivamente una condizione di povertà”.
Groenlandia, Meloni: “Non credo Usa avviino azione militare, non la condividerei“
“Io continuo a non credere nell’ipotesi che gli Usa attuino un’azione militare per assumere il controllo della Groenlandia. Una opzione che chiaramente non condividerei, l’ho già messo nero su bianco. Io credo non converrebbe a nessuno, non converrebbe neanche agli Stati Uniti d’America. Non ho cambiato idea, io continuo a non credere” che ci sarà un intervento americano per assumere il controllo della Groenlandia perché ”non converrebbe a nessuno, nemmeno agli Usa. Allo stato l’ipotesi di un intervento per assumere il controllo sulla Groenlandia è stato escluso”. A escluderlo ”è stato Rubio”. Lo ha detto Giorgia Meloni alla conferenza stampa di inizio anno.
”Io ritengo che gli Usa con metodi diciamo molto assertivi stia soprattutto ponendo l’attenzione sulla importanza strategica della Groenlandia e in generale dell’area artica per i suoi interessi per la sua sicurezza. Si tratta di una zona, di un’area nella quale – come si sa – agiscono molti attori stranieri. E io continuo a credere che il messaggio dell’amministrazione Trump sia quello che gli Usa non accetteranno ingerenze eccessive in area artica di altri attori stranieri in un’area così strategica per la loro sicurezza e per i loro interessi”.
“L’Europa deve continuare a lavorare in ambito Nato per una maggiore presenza della Nato nell’area artica, è quello che c’è scritto nello statement dei principali leader europei, è quello che c’è scritto nei documenti della Nato, anche se forse bisogna essere un po’ più concreti ed è quello su cui lavora anche il governo italiano e non da ora: entro la fine di questo mese il ministero degli Affari esteri presenterà una strategia italiana sull’Artico, anche noi capiamo quanto sia strategico e importante oggi occuparsi di questa area del mondo e stiamo facendo la nostra parte”.
“Tajani – aggiunge la presidente del Consiglio -, che ringrazio, presenterà i contenuti di questa strategia, ma chiaramente gli obiettivi quali sono preservare l’area artica come zona di pace e di cooperazione, contribuire alla sicurezza della regione, aiutare le aziende italiane che volessero investire anche in questa realtà. Penso che anche il tema della ricerca” per favorirla “in una zona che chiaramente in un territorio che per noi è particolarmente strategico, soprattutto per studiare il tema del cambiamento climatico, e anche noi ci stiamo occupando di fare la nostra parte”.
“Io mi occuperei più di prevenire e il modo migliore per prevenire i problemi che potrebbero portarci molto in là è garantire che ci sia una presenza seria e significativa dell’Alleanza atlantica, insomma degli alleati nell’Artico e che coinvolgono anche la Groenlandia e che si possa quindi insieme rispondere a una preoccupazione, che capisco, da parte degli Stati Uniti, che è quella di non avere un’eccessiva ingerenza di altri attori che potrebbero anche essere ostile”, conclude Meloni.
Ucraina, Meloni: “Soldati italiani? Non c’è opzione Onu sul campo“
”Non c’è questa opzione sul campo oggi”, ovvero quella di un ”intervento di una forza multinazionale con l’ombrello delle Nazioni Unite”. Così Giorgia Meloni rispondendo a una domanda sull’ipotesi di invio di soldati italiani in Ucraina se ci fosse un ombrello Onu.
Quello di cui si sta parlando oggi è ”l’istituzione di una forza multinazionale nell’ambito della coalizione dei volenterosi, senza quindi un ombrello Onu per rafforzare la difesa ucraina come strumento di garanzia di sicurezza”.
”Ad oggi io non considero necessario” l’invio delle truppe italiane in Ucraina. ”Anche perché quante sono le truppe che noi dovremmo mandare in Ucraina per essere efficaci sul piano della deterrenza, a fronte di un esercito che ha un circa un milione e mezzo di persone in Russia? Io sono sempre stata favorevole all’indicazione di un inviato speciale dell’Europa sulla questione ucraina, cioè una persona che ci consentisse di fare la sintesi ma di parlare con una voce sola”.
“Per quanto riguarda il ritorno della Russia nel G8, Salvini ha fatto una riflessione sui rapporti con l’Italia, come Macron l’ha fatta sui rapporti con l’Europa. Nel senso che su questo, al di là di quelli che sono i rapporti italiani, perché noi siamo in un ambito che è quello della cooperazione e dell’Unione europea e penso che Macron abbia ragione su questo: io credo sia arrivato il momento in cui anche l’Europa parli con la Russia, perché se l’Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo, temo che alla fine vedrà il contributo positivo che può portare sia limitato. Però dov’è il problema? Chi lo deve fare? Se noi facessimo l’errore di decidere da una parte di riaprire l’interlocuzione con la Russia e dall’altra di andare in ordine sparso mentre lo facciamo, faremo un favore a Putin e l’ultima cosa che voglio fare io della vita è un favore a Putin”, aggiunge meloni.
La ”ragione per la quale io non ritengo necessario l’invio dei soldati italiani in Ucraina è che il principale strumento oggi individuato per costruire solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina è un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all’articolo 5 della Nato”.
Poi ”l’invio dei soldati per rafforzare l’esercito ucraino può essere ed è probabilmente un di più. E infatti io non contesto le nazioni che lo vogliono fare, ma non lo considero necessario da parte dell’Italia”.
Giornalisti, Meloni: “Libertà di stampa presupposto stato salute democrazia“
“Anche se i giornalisti chiaramente non erano presenti nel momento in cui si è consumato” l’assalto alla redazione del quotidiano ‘La Stampa’, “erano loro l’oggetto ovviamente di quella intimidazione. La mia personale solidarietà, la solidarietà del Governo non è mai mancata, è stata sempre chiara e netta. Voglio ribadirla e penso che sia giusto ribadirla anche in questa sede. Perché chiaramente la libertà di stampa è un presupposto fondamentale dello stato di salute di qualsiasi nazione democratica e noi siamo tutti chiamati a proteggerla e a difenderla”.
Sul tema dei giornalismo “sono contenta che si apprezzi il governo e il l’impegno che il governo aveva preso, tra l’altro proprio in questa sede un anno fa, per garantire agli operatori dell’informazione che sono inviati all’estero, particolarmente che sono inviati in zone sensibili ad alta intensità bellica, di svolgere il loro lavoro nelle migliori condizioni di sicurezza” ha continuato Meloni.
“Molti di loro, nel corso, anche nella storia recente, hanno perso la vita. Io penso che sia molto importante rendere omaggio alla loro memoria. È la ragione per la quale sono contenta che ci sia stato in Parlamento il prima via libera alla proposta di legge che istituisce una giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa del loro lavoro”.
“La legge, come sapete, è già stata approvata alla Camera, è ora in discussione. Al Senato e confido che concluda molto presto il suo iter”, conclude il premier.
Giornalisti, Meloni: “Dalla vostra parte per rinnovo contratto, no contestazione a Governo“
“Siamo dalla vostra parte su questo, ma diciamo, non vorrei che ne venisse fuori l’immagine di una contestazione alla presidenza del Consiglio su una cosa sulla quale la presidenza del Consiglio non ha responsabilità. Ovviamente seguiamo la questione del contratto, scaduto da tempo, figuriamoci se non condivido il tema. Penso che si sappia che questo Governo ha particolarmente a cuore il tema del rinnovo dei contratti”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno, dopo che una rappresentanza di giornalisti aveva sollecitato la questione mostrando alcuni cartelli.
“Non mi è chiara -ha ribadito la premier- la ragione per la quale si faccia, diciamo, una mobilitazione in questo contesto, perché immagino che tutti sappiano che la competenza su questo non è del Governo, la responsabilità su questo non è del Governo. L’immagine che ne esce è una contestazione al presidente del Consiglio e non so se in passato sia mai accaduto che alla conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio si facciano delle contestazioni. Tra l’altro, su materie che non sono di competenza del presidente del Consiglio. Voglio semplicemente segnalare al mondo che non dipende da noi, possiamo fare moral suasion, è quello che stiamo facendo, è quello che continueremo a fare”.
Meloni si è poi soffermata sul tema dell'”evoluzione della professione, perché chiaramente noi vediamo intorno a noi un mondo che continua a cambiare. Le questioni sono aperte, le nuove tecnologie rischiano di impattare pesantemente. Se si vuole aprire un ragionamento insieme su come si possa sostenere la professione in un contesto nel quale le evoluzioni rischiano di essere molto più grandi di noi il Governo c’è. Abbiamo tra l’altro diverse occasioni di farlo, una è proprio il tema della legge sulle professioni. Questo è un tema che mi sta particolarmente a cuore, perché noi possiamo parlare quanto vogliamo della tutela della libertà di stampa, della tutela della sicurezza dei giornalisti, delle tutele contrattuali, dell’aumento dei contratti, dopodiché abbiamo un problema per cui rischiamo che da qui a qualche decennio la professione giornalista, come molte altre professioni, non esista più”.
Referendum, Meloni: “22-23 marzo data più probabile, nessuna impasse“
“Penso che quella del 22-23 marzo sia la data più ragionevole e probabile” per celebrare il referendum sulla giustizia. Lo ha annunciato la premier Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno. ”Il prossimo Cdm deciderà”, ha detto Meloni per poi aggiungere: ”La data del 22-23 marzo è quella più probabile. Mi sentirei di confermarla. Aggiungo che vedo anche io un intento dilatorio nelle polemiche che ci sono state nei giorni scorsi. Ma non c’è nessuna impasse, nel senso che da parte nostra non c’è nessun intento di forzare la legge, non abbiamo nessuna ragione per forzare. Quindi, quella del 22 marzo ci sembra una data ragionevole ed è quella, dal nostro punto di vista, che ci consente di portare a casa – nel caso in cui i cittadini fossero favorevoli alla riforma – le norme attuative in tempo prima della definizione del nuovo Csm”.
Sicurezza, Meloni: “Studiamo misure su baby gang, questione fuori controllo“
Il ”fenomeno delle gang giovanili e il fenomeno dei maranza continua a imperversare. Stiamo lavorando a un altro provvedimento specifico su questo tema, verrà presentato nei prossimi Cdm. Nella stragrande maggioranza dei casi, gli atti di violenza sono commessi più con armi da taglio che con armi da fuoco. Penso che vada vietato il porto, con una aggravante nel caso di persone travisate”.
”Va vietata la vendita anche online ai minori di armi da taglio e simili e servono sanzioni nei confronti dei genitori che sono responsabili di questi minori. Queste sono alcune delle questioni sulle quali stiamo lavorando”
“Se vogliamo garantire la sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione, governo, polizia, magistratura, che è fondamentale in questo disegno. Per non rendere vano il lavoro del Parlamento e delle forze dell’ordine faccio un appello a lavorare tutti nella stessa direzione per garantire la sicurezza dei cittadini, può fare la differenza”.
“Abbiamo lavorato moltissimo sulla sicurezza in tre anni, anni di lassismo non sono facili da cancellare ma i risultati per me non sono sufficienti. Questo deve essere l’anno in cui si cambia passo sulla sicurezza, in cui si fa ancora di più. Ma voglio rivendicare, abbiamo lavorato molto, sono state moltissime le iniziative varate”.
Mo, Meloni: “Italia può giocare ruolo fondamentale, rispettati da tutti“. E su Hannoun: “Parte della politica ha sottovalutato, tappeti rossi per figura ambigua“
“Io credo che l’Italia non dovrebbe escludere niente”, neanche “la possibilità di una partecipazione italiana a un’eventuale forza multinazionale” in medio oriente. Lo dice la premier Giorgia Meloni, alla conferenza stampa di inizio anno. “Chiaramente poi dipenderà dalle condizioni di sicurezza, dipenderà da quello che dice il Parlamento, perché non è una decisione che io posso prendere da sola, ma credo che l’Italia oggettivamente non dovrebbe escludere niente sulla sua possibile partecipazione in questo quadro, chiaramente con l’obiettivo che per noi rimane sempre lo stesso, che è costruire la prospettiva dei due Stati”, conclude.
“Penso che parte della politica abbia ampiamente sottostimato il fenomeno”, in particolare per il caso “Hannoun, che è stato arrestato insieme ad altre otto persone con l’accusa di finanziamento al terrorismo, anche con le risorse che dovevano servire ad alleviare le sofferenze della popolazione. Al di là di queste accuse, questa persona veniva trattata come un punto di riferimento alla quale si stendevano tappeti rossi, che veniva invitata ai convegni, che veniva invitata nelle missioni dei parlamentari, che veniva invitata nelle istituzioni e aveva delle posizioni in riferimento alla questione dei massacri del 7 ottobre e il riferimento alla questione di Hamas” che “se volessimo essere gentili ambigue e quelli che si sono permessi di fare queste segnalazioni sono stati cacciati di essere degli islamofobi”.
“Ora – aggiunge – io non sono di sinistra, perché se io fossi di sinistra, seguendo quello che la sinistra ha fatto in questi ultimi due anni, dovrei accusare la sinistra di complicità nei massacri del 7 ottobre. Chiaramente io sono una persona seria e questo non lo faccio”. Questo però “per dire quanto siano surreali alcune accuse che vengono mosse al governo”.
Svizzera, Meloni: “Se qualcuno fuggito con la cassa bisogna essere implacabili“
“Leggo di un video della proprietaria del locale che scapava con la cassa, se questo è vero bisogna essere implacabili”. Lo ha detto Giorgia Meloni, alla conferenza di inizio anno, parlando di Crans Montana.
“Siamo pronti a fornire alle famiglie tutta l’assistenza necessaria per fare sì che possano avere giustizia, questo per il piano giudiziario. Le famiglie hanno la mia parola che non verrano lasciate sole mentre chiedono giustizia di fronte a questa vicenda”. “Vietare nei locali al chiuso l’uso di scintillii nelle bottiglie per festeggiare, è comunque un elemento di pericolosità. Avendo noi imprenditori abilissimi io immagino si posano trovare mille altri modi per festeggiare e evitare che un locale possa andare a fuoco. Quello che è successo a Crans Montana non è una disgrazia, è il risultato di troppe persone che non hanno fatto il proprio lavoro e pensavano di fare soldi facili e le responsabilità devono essere individuate e perseguite”
Famiglia nel bosco, Meloni: “Un problema se è questione morale, e allora campi rom?“
“Io penso che quando si tolgono dei bambini ai loro genitori si debba avere la certezza che quei bambini stanno meglio lontani dai loro genitori piuttosto che con i loro genitori, penso che il caso degli affidi e dei bambini che vengono sottratti alle famiglie siano dei casi che dovrebbero essere nel nostro ordinamento molto estremi” per “casi di pericolo, casi di rischi per l’incolumità”. Lo dice la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa di inizio anno rispondendo a una domanda sulla famiglia nel bosco, nel Chietino.
“Se la questione diventa morale abbiamo un problema – aggiunge la premier -, se la questione diventa ideologica, penso che abbiamo un problema, se la questione diventa stabilire qual è il giusto contesto di educazione e allora qualcuno mi deve spiegare perché dei bambini non possono crescere in un bosco, ma possono crescere in un campo rom, in una baraccopoli, possono essere mandati a chiedere l’elemosina”.
“Il nostro ordinamento storicamente di fronte a una famiglia in difficoltà lavora per aiutare la famiglia in difficoltà, non per aggiungere anche il trauma della separazione. Questo fenomeno, a mio avviso, potrebbe essere un po’ sfuggito di mano ed questa è la ragione per cui ho chiesto a Nordio di mandare un’ispezione, ma ho chiesto al ministro Nordio di avere un quadro complessivo su quanti siano i minori sottratti alla famiglia in Italia, e la cosa guardi incredibile è che non esiste un monitoraggio immediato, tant’è che noi abbiamo una proposta di legge di iniziativa del governo che sta in Parlamento e che istituisce fondamentalmente due registri su questo tema, uno presso ogni tribunale, anche per decidere se sia il caso di intervenire su un piano legislativo. Credo che sia arrivato il momento di studiare” questa questione “un po’ più a fondo. Il governo ha messo in campo gli strumenti che sono propedeutici a farlo con il monitoraggio, ma non escludo che su questo possa essere in futuro necessario un intervento di natura legislativa”, conclude sul tema.
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- Tag: politica
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