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Ora o mai più

Gli impegni presi con la Commissione europea a cui l’Italia dovrà tener fede su temi decisivi per il futuro. Nei prossimi tre mesi.

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L’autunno sarà decisivo. Ragionavamo solo sabato della grande opportunità che si presenta all’Italia, grazie alla combinazione del Next Generation Eu e degli oggettivi risultati conseguiti nella lotta (e gestione) alla pandemia. Tutto questo, però, poggia su un solo presupposto: rispettare il cronoprogramma garantito alla Commissione europea. Una serie di riforme e interventi, con relativo scadenzario, da cui dipende l’erogazione dei fondi necessari al Pnrr.

Per chi pensasse di ripercorrere i sentieri che negli ultimi anni hanno portato l’Italia a perdere competitività e attrattività, ribadiamo che l’Unione europea è pronta a inondarci di quattrini, ma in cambio di azioni concrete e rapide, come mai visto negli ultimi trent’anni di storia del nostro Paese.

In sintesi: non sono soldi gratis. Non tanto per la quota di prestiti, pur ricordando sempre quanto ci verrà riconosciuto a fondo perduto, ma perché il Next Generation ci impone ciò che avremmo dovuto avere la saggezza di chiedere a noi stessi, senza stimoli esterni. Non è andata e forse non sarebbe mai andata così, se non ci fosse capitato l’impensabile.

Ora le riforme non sono più un esoterico oggetto di estenuanti dibattiti e talk show, sono realtà da concretizzare nel giro di tre mesi.

In poco più di 90 giorni, infatti, l’Italia dovrà tener fede ai primi impegni presi con la Commissione su temi decisivi per il nostro futuro. Riforma della giustizia civile e penale, della concorrenza, del fisco, dell’università e della pubblica amministrazione. Dovremo rivedere le politiche attive del lavoro, dopo la disastrosa esperienza del reddito di cittadinanza.

Un programma anche così sintetizzato sarebbe più che sufficiente a occupare una dozzina di campagne elettorali.

Per quanta fiducia si voglia avere nelle capacità, nel carisma e nel decisionismo di Mario Draghi, sarebbe inconcepibile affrontare un autunno del genere senza un contributo reale dei partiti della maggioranza. In poche settimane ci dovranno far capire, con il non trascurabile intermezzo delle amministrative, se hanno compreso cosa sia accaduto negli ultimi mesi. Se pensano che l’esperienza del governo Draghi sia un incidente fastidioso e necessario, buono per gestire le patate bollenti dei vaccini e del Green Pass o un punto di svolta, che richiama le forze politiche a tornare a fare il proprio lavoro.

Perché se dovessero delegare tutte le scelte che abbiamo elencato in cambio dei soliti quattro temi identitari, emergerebbe solo la loro tragica irrilevanza. Ricordare, a quel punto, che la democrazia parlamentare non può esistere senza partiti, sancirebbe esclusivamente una crisi politica devastante.

 

Di Fulvio Giuliani

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