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Sconfortante realtà politica

La maggioranza politica offre uno scenario sconfortante sullo sfondo della guerra di Putin. Per quanto tempo ancora il carisma di Draghi potrà tenerci in carreggiata?

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Lo abbiamo già scritto e riscritto, ma torniamo a scriverlo perché la pochezza del panorama riguarda tutti noi. Ci riferiamo al panorama politico, offerto dalle convulsioni della maggioranza su scelte cruciali, in vista dei prossimi mesi (gli ultimi) del governo Draghi.

La guerra scatenata da Putin in Ucraina continua essere vissuta dal Movimento Cinque Stelle e dalla Lega come la grande occasione per segnalare la propria esistenza e marcare ogni distanza possibile dal presidente del Consiglio e dal Partito democratico. Fino a invocare “la pace“ (qualcuno che non sia al Cremlino vuole la guerra?!), contrapponendola alla decisione già votata due volte in Parlamento di sostenere la resistenza Ucraina con l’invio di armi.

Si sconfessa la tattica adottata dall’intero fronte atlantista e occidentale – armare la difesa di Kiev, per costringere la Russia di Putin a prendere atto dell’impossibilità di raggiungere gli obiettivi strategici e portarla a un tavolo di trattative, anche attraverso la pressione delle sanzioni economiche – pensando così di ingraziarsi a basso costo l’ampia fascia di italiani terrorizzata o semplicemente stanca della guerra.

Un pacifismo facile-facile, venato da quell’antiamericanismo che non riesce proprio ad andar via e che costituisce un oggettivo collante fra i due vecchi amici e leader dei rispettivi partiti. Che entrambi siano in gravissime difficoltà e in costante calo di consensi fornisce ancora più carburante a questo desiderio a tratti spasmodico di allontanarsi dal capo del governo. Anche semplicemente facendo finta di non vedere e non ricordare il lavoro svolto a Washington solo pochi giorni fa. Come se non bastasse, si torna a chiedere nuovo debito per soli scopi elettorali. Pensate cosa ci attenderà in vista delle elezioni.

Forza Italia non è da meno e in preda ad azioni difficilmente decifrabili: l’intemerata di ieri di Silvio Berlusconi in favore del suo fu carissimo amico Putin delude sul piano umano e politico. Dopo la condanna di qualche settimana fa, forse Berlusconi avrebbe fatto meglio a restare nel suo ostentato silenzio, piuttosto che distribuire bacchettate ai leader occidentali, quasi contrapposti a uno zar descritto come “costretto“ a star lontano dalle trattative dall’atteggiamento aggressivo dell’Occidente. Lo stesso dicasi per le armi italiane, considerato che il leader di Forza Italia ha sposato la semplicistica tesi del “siamo in guerra“.

C’è da restare profondamente sconfortati davanti a tutto questo. La domanda è molto semplice ed è sempre la stessa: per quanto tempo ancora la sola personalità e il solo carisma di Mario Draghi ci terranno in carreggiata?

Di Fulvio Giuliani

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