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Quando i parlamentari sono scelti a casaccio

Giuliano Cazzola ha chiarito come sia una bufala la tesi che gli attuali parlamentari ‘temano’ un eventuale scioglimento anticipato delle Camere

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Giuliano Cazzola, fra i massimi esperti di questioni previdenziali italiane, ha chiarito come sia una ‘bufala’ la tesi – tratteggiata in diversi retroscena giornalistici – che gli attuali parlamentari ‘temano’ un eventuale scioglimento anticipato delle Camere in ragione della conseguente perdita del loro diritto al vitalizio.

I vitalizi parlamentari sono stati aboliti nel 2012, seppure senza effetti retroattivi, e i contributi previdenziali versati dagli attuali parlamentari funzionano come quelli della generalità degli italiani che lavorano. Se la legislatura si interrompe, i parlamentari non rieletti continuano a contribuire come normali cittadini nel caso in cui vadano a lavorare altrove, oppure possono farlo su base volontaria se restano inattivi.

Intendiamoci, le loro preoccupazioni sono vere ma cagionate da un motivo diverso: molti di quelli attualmente in carica sanno già che non verranno rieletti e che rischiano la disoccupazione. Il prossimo Parlamento sarà infatti formato da un numero inferiore di deputati e senatori (600 in tutto, invece degli attuali 945) e molti di loro sono senza arte né parte: difficilmente troveranno fuori dalla politica un’occupazione altrettanto remunerativa.

Altiero Spinelli, commentando scherzosamente le caratteristiche del parlamentare medio, mi diceva: «Se vai alla stazione Termini, prendi le prime seicento persone che escono e le riunisci in un emiciclo, probabilmente ti troverai con un’assemblea con qualità umane non dissimili da quelle del Parlamento eletto».

Altiero non era certamente un populista e, se fosse ancora vivo, sarebbe senz’altro sorpreso ma non compiaciuto dal fatto che oggi vi sia chi abbia teorizzato e messo in pratica come una soluzione geniale l’idea di riempire le Camere con persone senza arte né parte. Lenin scrisse che il comunismo si sarebbe compiutamente realizzato quando anche una cuoca avrebbe potuto guidare efficacemente lo Stato.

André Glucksmann, sessant’anni dopo, ricordava come queste teorie, lungi dal portare cuoche nel Politburo, finirono nell’arcipelago Gulag. A me pare evidente che il considerare la politica come cosa naturalmente ‘sporca’, vituperando gli ‘esperti’ e i processi naturali di intermediazione degli interessi, conduce a un degrado della res publica che porta alla prevalenza non dei ‘migliori’ ma al contrario di ciarlatani, guitti e urlatori.

In conclusione: se l’attuale Parlamento fosse ottimo, l’Italia non avrebbe avuto bisogno di Draghi per evitare il naufragio. Adesso che c’è lasciamolo governare il più a lungo possibile, creando nel frattempo le premesse per un nuovo Parlamento pieno di ragionevoli ‘esperti’ che non aspirino a pensioni o vitalizi.

 

di Ottavio Lavaggi

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