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Queruli piagnoni

Siamo arrivati al punto di sentire ministri che reclamano “più soldi dall’Europa”, con la solita incapacità di distinguere l’espressione geografica dall’Unione europea.

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La Russia non può vincere, Putin non può perdere. La criminalità si ritorce contro il criminale. Vedremo se questo lo spingerà a salire nella graduatoria dei carnefici, usando le armi della disperazione e dell’inciviltà biologica e nucleare, oppure lo consegnerà allo spurgo della storia. In ogni caso avrà regalato alla Russia disonore e miseria.

Il Documento di economia e finanza predisposto dal governo risente, naturalmente, delle condizioni generate dalla guerra. Al di là dei numeri, c’è un punto che in troppi tendono a sottovalutare: Draghi e Franco non hanno voluto fare quel che tutti chiedevano loro e che sarebbe stato comodo assecondare, non hanno fatto crescere il deficit. Farlo ad aprile sarebbe stata una resa. Quel che conta non è riconoscere la loro competenza e fermezza, ma interrogarsi su come si possa preservarla dalla facile demagogia di quanti reclamano sempre più soldi a lenire tutte quante le piaghe del creato. Siamo arrivati al punto di sentire ministri che reclamano “più soldi dall’Europa”, con la solita incapacità di distinguere l’espressione geografica dall’Unione europea, nel mentre sarebbe già importante spendere i fondi che sono stati già messi a disposizione. Approfitto dell’essere meridionale, siciliano, per difendermi dagli equivoci e dirlo senza girarci attorno: l’Italia sembra divenuta una specie di grande “questione meridionale”. Dateci soldi, che siamo poveri e derelitti. La seconda potenza industriale europea.

Era quello che un grande meridionale e meridionalista, Chinchino Compagna, definiva «il meridionalismo querulo e piagnone». Il guaio è che a questa definizione deve essere capitato d’unirsi in non casto connubio con la geniale intuizione di un altro meridionale, Leonardo Sciascia, che parlava di «linea della palma». Che è salita e – chissà se consapevolmente o meno, se sciascianamente o no – le hanno messe anche davanti al Duomo, a Milano.

Tanti politici dicono cose banali nella speranza d’essere riconosciuti come vicini alla gggente. Ottengono il solo risultato di farsi riconoscere. Lo Stato, la spesa pubblica, non hanno il potere di modificare la realtà di cose che non rientrano nelle loro disponibilità. Un governo saggio interviene sulla siccità investendo in acquedotti e riserve idriche, non dando soldi con cui comprare acqua minerale importata. Se salgono i prezzi delle materie prime che s’importano si può cercare di sfruttare meglio il proprio potere d’acquirenti, coalizzandosi, come si è fatto per i vaccini e come si dovrebbe fare per il gas, ma se si spendono soldi pubblici per far scendere il peso delle bollette o del pieno si ottengono due risultati: da una parte si sposta il problema in avanti, facendo debito, o di lato, tassando altrove o altri; dall’altra si prende ricchezza interna e la si trasferisce fuori. Lenire il dolore immediato può essere utile a intervenire sulle cause del male, ma far credere che si possa far sparire il dolore serve ad andarsi a curare in manicomio.

Troppi soldi da distribuire creano il pantano meridionale, con alto assistenzialismo, alta disoccupazione, alta impreparazione e bassi investimenti. E la palma corre manco fosse una lepre. Quei soldi vanno messi a produrre. Parliamo di energia? Nuovi campi eolici e solari, uso degli invasi per piccole centrali idroelettriche, digitalizzazione della rete in modo da non sprecare l’energia non conservabile. Tutta roba che crea ricchezza, lavoro, ricerca, innovazione. Se mi paghi metà della bolletta continuerò a lamentarmi per la metà che mi spetta e mi sdraierò con il grattapanza automatico.

I soldi producano e la politica riformi. Al centro destra che si mette irragionevolmente di traverso sulla riforma fiscale va ricordato che i loro uomini di punta, in questa non nobile battaglia, sono i già “no euro” e adoratori di Putin. Vogliamo ricordarcelo ogni dì? Al centro sinistra che non deglutisce neanche un brodino tiepido come la riforma della giustizia va ricordato che hanno presieduto tutti i Csm della spartizione correntizia e hanno fra le fila i peggio giustizialisti controriformisti. Vogliamo rammentarlo ogni dì? Se fanno così una campagna elettorale di un anno non è che casca il governo: è che cascano loro e anche solo la speranza che possano essere utili a qualche cosa.

 

di Davide Giacalone

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