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Referendum Giustizia: vince il No con quasi il 54%. Affluenza al 58,9%. Conte: “Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione! Ora le primarie del campo largo”. Bignami (FdI): “L’esito non incide sulle sorti del governo”. Renzi: “Partita chiusa. Io mi dimisi”

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Referendum Giustizia: vince il No con quasi il 54%. Affluenza al 58,9%. Cesare Parodi si dimette da presidente dell’Associazione nazionale magistrati

Referendum Giustizia

Referendum Giustizia: vince il No con quasi il 54%. Affluenza al 58,9%. Conte: “Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione! Ora le primarie del campo largo”. Bignami (FdI): “L’esito non incide sulle sorti del governo”. Renzi: “Partita chiusa. Io mi dimisi”

Referendum Giustizia: vince il No con quasi il 54%. Affluenza al 58,9%. Cesare Parodi si dimette da presidente dell’Associazione nazionale magistrati

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Referendum Giustizia: vince il No con quasi il 54%. Affluenza al 58,9%. Conte: “Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione! Ora le primarie del campo largo”. Bignami (FdI): “L’esito non incide sulle sorti del governo”. Renzi: “Partita chiusa. Io mi dimisi”

Referendum Giustizia: vince il No con quasi il 54%. Affluenza al 58,9%. Cesare Parodi si dimette da presidente dell’Associazione nazionale magistrati

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Referendum sulla riforma della giustizia, ecco i dati e le principali notizie.

Referendum Giustizia: instant poll, proiezione e vittoria del No

Ore 16:30 La terza proiezione opinio-Rai:

No al 53,6%;

Sì al 46,4%.

Ore 16:00 Referendum Giustizia: ha vinto il No. La seconda proiezione opinio-Rai lascia poche speranze al Sì.

No al 53,9%;

Sì al 46,1%.

Ore 15:45 Prima proiezione Rai:

​​No avanti con il 53,1%

​Sì al 46,9%

Ore 15:44 Referendum Giustizia, secondo instant poll Swg-La7: No avanti con il 50-54%.

Il Sì al 46-50%.

Secondo le informazioni, l’affluenza al 58,9%.

Ore 15:05 Cesare Parodi si dimette da presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm).

Ore 15:00 Referendum Giustizia, instant poll di Swg-La7: il No è avanti con il 49-53%.

Il Sì fermo al 47-51%.

Conte: “Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione! Ora le primarie del campo largo”

Fra i primi a commentare la vittoria del No al referendum Giustizia c’è Giuseppe Conte che, in un post pubblicato online, scrive: “Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione!”.

“Ci apriamo alla prospettiva delle primarie, che siano veramente aperte”, dice Conte.

“Ma non primarie di qualche apparato ma aperte anche ai cittadini. Serve una discussione ampia in tutto il Paese per individuare il candidato più competitivo per rappresentare il programma”, spiega.

E ancora: “Deve essere la grande voglia di partecipazione: dobbiamo consentire ai cittadini di poter partecipare e contribuire a elaborare un progetto dove loro sono protagonisti”.

Referendum Giustizia, vince il No. Bignami (FdI): “L’esito non incide sulle sorti del governo”

“Conosco da un po’ di tempo Giorgia Meloni, non ho memoria di una battaglia politica da cui lei si sia sottratta. Quindi non mi aspettavo che facesse niente di diverso da quel che ha fatto, perché Giorgia Meloni ci mette sempre la faccia. Su questo non credo ci siano dubbi”. Lo ha detto Galeazzo Bignami, il capogruppo di Fdi alla Camera, al TgLa7.

Referendum Giustizia, vince il No. Renzi: “Partita chiusa. Io mi dimisi”

“Mi pare che la partita sia chiusa sostanzialmente, la percentuale è 45 a 54 e il consenso sarà più o meno quello emerso nelle ore, nel chiacchiericcio”. Lo ha affermato Matteo Renzi parlando a Radio Leopolda.

E ancora: “Il No, molto a sorpresa, ha vinto questo referendum. Quando il popolo parla il governo deve ascoltare”.

Renzi ha poi spiegato: “Io non dico che dovrebbe fare Giorgia Meloni, io mi dimisi. Lo so personalmente quanto è doloroso perdere un referendum costituzionale, ma perdere e uscire fischiettando” non si può fare.

“Quando il popolo parla, il Palazzo deve ascoltare. Quando un leader perde il tocco magico, tutti intorno a lui cominciano a dubitare e solo una cosa non può fare: non può far finta di nulla”, aggiunge Renzi.

Referendum Giustizia, vince il No. Nicolò Zanon del Comitato del Sì: “Ce l’abbiamo messa tutta”

“Ce l’abbiamo messa tutta”, lo ha detto Nicolò Zanon del Comitato del Sì.

Andrea Orlando: “Una vittoria della Costituzione e del Popolo italiano!”

“Una vittoria della Costituzione e del Popolo italiano!”. Lo ha scritto sui social Andrea Orlando.

Il quesito del referendum Giustizia

Il quesito dice: “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?”.

Cosa prevedeva la riforma

La legge prevede per i magistrati due carriere separate: una per i magistrati giudicanti e una per quelli requirenti, ciascuna con un proprio Consiglio Superiore della Magistratura, ricorda il dossier sul sito del Viminale.

“La riforma incide in modo diretto sugli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Carta costituzionale e introduce una distinzione formale e funzionale tra magistratura giudicante e magistratura requirente. In altri termini, ‘separazione delle carriere’ significa che i giudici e i pubblici ministeri, che facevano parte di un unico corpo, la magistratura ordinaria, e che condividevano il medesimo Consiglio Superiore della Magistratura, ora, con la riforma, avranno propri organi di autogoverno, autonomi e indipendenti: il Consiglio Superiore della Magistratura giudicante, competente per i giudici; il Consiglio Superiore della Magistratura requirente, competente per i pubblici ministeri”.

“Ognuno di questi organi sarà presieduto dal Presidente della Repubblica e avrà una propria composizione mista: due terzi dei membri saranno magistrati estratti a sorte della rispettiva carriera, mentre un terzo sarà formato da professori universitari e avvocati con almeno quindici anni di esperienza, scelti tramite sorteggio da un elenco predisposto dal Parlamento”.

La riforma introduce anche un nuovo organismo, l’Alta Corte disciplinare, “che sarà composta da quindici giudici – ricorda il Viminale – scelti tra magistrati e giuristi di comprovata esperienza, e che avrà il compito di decidere sulle questioni disciplinari riguardanti tutti i magistrati, garantendo uniformità e indipendenza. In particolare, i quindici giudici dell’Alta Corte disciplinare saranno: o tre giudici nominati dal Presidente della Repubblica, scelti tra professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno vent’anni di esercizio; o tre giudici estratti a sorte da un elenco di professionisti con i medesimi requisiti, compilato dal Parlamento; o nove magistrati appartenenti: sei alla carriera giudicante, tre alla carriera requirente selezionati per sorteggio tra coloro che abbiano almeno vent’anni di servizio e svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità”.

“La legge prevede anche l’elezione del presidente dell’Alta Corte disciplinare tra i giudici nominati dal Presidente della Repubblica o estratti a sorte dall’elenco compilato dal Parlamento. I giudici dell’Alta Corte durano in carica quattro anni e l’incarico non può essere rinnovato”.

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