Referendum Giustizia, perde Meloni. Vincono Schlein e Conte. Quanto pesa il No
La vittoria del No al referendum Giustizia è netta. Ed è un dato squisitamente politico. Chi dovesse raccontare altro, racconterebbe una balla
Referendum Giustizia, perde Meloni. Vincono Schlein e Conte. Quanto pesa il No
La vittoria del No al referendum Giustizia è netta. Ed è un dato squisitamente politico. Chi dovesse raccontare altro, racconterebbe una balla
Referendum Giustizia, perde Meloni. Vincono Schlein e Conte. Quanto pesa il No
La vittoria del No al referendum Giustizia è netta. Ed è un dato squisitamente politico. Chi dovesse raccontare altro, racconterebbe una balla
La vittoria del No al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati è netta. Ed è un dato squisitamente politico.
Chi vi dovesse raccontare altro, vi racconterebbe una balla. Per interessi di bottega, per abitudine a cercare sempre la spiegazione della spiegazione della contro-spiegazione, per banale tifo o simpatie ideologiche.
Quale che fosse il motivo, sarebbe semplicemente ridicolo negare la valenza politica del voto espresso fra domenica e ieri, in una campagna elettorale che definire pessima è poco e che ha finito per far dimenticare alla stragrande maggioranza degli elettori il motivo per cui si era chiamati alle urne. Sta di fatto che sono andati e in ottimo numero (anche se non da record).
La riforma è stata bocciata sonoramente, con buona pace dei pochi che hanno provato (noi de “La Ragione” fra questi) a spiegare perché sarebbe stato opportuno confermarla o di quelli che l’hanno osteggiata senza buttarla in caciara.
Dopo la vittoria del No al referendum Giustizia
Di tutto questo già questa mattina non c’è più nulla e restano solo le elucubrazioni sulle conseguenze politiche del voto referendario.
Reso l’onore delle armi alla minoranza che ha provato a parlare del quesito, la maggioranza non potrà far finta di nulla, a parte le prevedibilissime dichiarazioni di prammatica sul modello “Andiamo avanti”.
La botta è arrivata ed è stata avvertita in modo distinto: Il problema non è tanto cosa fare oggi o domani, ma come gestire nei mesi a venire fibrillazioni, mal di pancia, fughe in avanti o di lato che una Giorgia Meloni con l’aura dell’intoccabile avrebbe gestito con uno sguardo e che d’ora in avanti sarà almeno più faticoso contenere.
È la storia di tutte le coalizioni italiane
È la storia di tutte le coalizioni italiane dai tempi remoti della prima Repubblica a ricordarcelo.
La stessa tentazione di andare a votare prima (quanto prima?) della scadenza naturale della legislatura si farà via via più forte. In un quadro del genere – non sottovaluteremmo questo aspetto – pensare di affrontare riforme radicali come il premierato caro alla presidente del Consiglio o l’attuazione dell’autonomia differenziata bandiera della Lega diventa un percorso a ostacoli.
La stessa riforma della legge elettorale si fa impervia, fra alleati variamente impegnati e un’opposizione ringalluzzita.
Quanto a quest’ultima, hanno vinto tutte le forze contrarie al governo e alla maggioranza, perché tutte si sono schierate in modo compatto contro la riforma e dietro la bandiera della difesa dell’autonomia dei magistrati. Lasciamo perdere quanto sia sincero o tattico (la seconda) e le scomposte manifestazioni di giubilo di una parte dei magistrati ieri, sta di fatto che le opposizioni hanno vinto.
La vittoria del No, però, non risolve di sicuro la corsa alla leadership, tanto è vero che Giuseppe Conte ci ha impiegato tre minuti a sfidare Elly Schlein e a “indire” le primarie. L’unica buona notizia della giornata per Palazzo Chigi.
di Fulvio Giuliani
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