Sabotatore, la sorte di Salvini
| Politica
È un destino poco invidiabile quello che contraddistingue Matteo Salvini. Quattro anni fa il 34% degli elettori lo scelse quale leader adatto all’Italia. Oggi molto è cambiato
Sabotatore, la sorte di Salvini
È un destino poco invidiabile quello che contraddistingue Matteo Salvini. Quattro anni fa il 34% degli elettori lo scelse quale leader adatto all’Italia. Oggi molto è cambiato
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Sabotatore, la sorte di Salvini
È un destino poco invidiabile quello che contraddistingue Matteo Salvini. Quattro anni fa il 34% degli elettori lo scelse quale leader adatto all’Italia. Oggi molto è cambiato
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Davvero un destino poco invidiabile quello che contraddistingue Matteo Salvini. Quattro anni fa il 34% degli elettori lo scelse quale leader adatto all’Italia. Erano elezioni europee e dunque fallaci per definizione. Però il bottino era gigantesco: la Lega partiva dal 4%… Matteo, inebriato, chiese i pieni poteri e fu defenestrato all’istante in quanto pericoloso per la democrazia. Pur di sbarrargli il passo, i Cinque Stelle suoi ex amici fecero addirittura un governo con gli aborriti Pd. E Giuseppe Conte squadernò il suo ghigno da Palazzo Chigi, inamovibile. Adesso i pieni poteri se li prende Giorgia Meloni, pure lei partita dal 4% e arrivata al 30%: le opposizioni sbraitano ma il succo è che la presidente del Consiglio, se vuole, può. Con tanti saluti alla ‘freddezza’ dell’alleato leghista verso il premierato.
Ma fosse solo questo, che già basterebbe e avanzerebbe. Prendiamo la faccenda dei trattori. Il vice presidente del Consiglio non fa in tempo a schierarsi dalla loro parte che con un oplà da funamboli l’accoppiata Amadeus & Fiorello gli strappa la scena. O meglio, il palcoscenico: quello di Sanremo. A proposito. Grazie a Normal Man, da adesso chi ha una lamentela da fare o una protesta da avanzare scriva una bella mail a Mamma Rai che un posticino fra fiori e lustrini Ama glielo trova.
Andiamo avanti su Salvini. Dice: voi sfottete, però intanto Matteo si porta a casa l’autonomia differenziata. Sì, ma al momento sembra più un ‘pacco’ che una riforma: non ci sono i Lep e i soldi scarseggiano. Senza contare che, se va bene, ci vorranno anni perché vada a regime. Non solo. L’autonomia segna l’addio al progetto più ambizioso – e a conti fatti velleitario – di trasformare il Carroccio in una forza politica nazionale. Di fatto la Lega si rintana nel ridotto del Nord e neppure con le stimmate di sindacato di territorio come sognava l’Umberto Senatúr, visto che i territori li gestiscono gente come Zaia e Fedriga che poco gradiscono le sparate del capo a Roma. Ah, ecco. Tornando ai trattori, le aziende alimentari del polo industriale vogliono fare i loro affari in tranquillità usufruendo delle agevolazioni europee e quando vedono i Forconi che si atteggiano a vestali della protesta si mettono le mani nei capelli, altro che avalli politici.
Sì, povero Matteo, è dura. Per scelta o per gioco del Fato si ritrova inesorabilmente a recitare il medesimo copione: quello del misirizzi pronto a inveire ogni volta che c’è da sostenere una causa che dà fastidio a Giorgia. Solo che alla fine la causa è sempre quella persa e Salvini deve rinculare: che altro può fare? Vero. Ma bisogna capirlo: che altro può fare anche all’incontrario? Può forse accucciarsi all’ombra della Meloni aspettando tempi migliori? Può andare a rimorchio di FdI o – peggio mi sento – di FI interpretando il ruolo del vaso di coccio fra vasi di ferro (o presunti tali: vale in particolare per gli eredi di Silvio)? No, ovviamente non può. E perciò non gli resta che fare come Tantalo: avvicinarsi alla meta e poi vedersi sfuggire il frutto del potere.
Che strazio, che supplizio. Ma l’alternativa dove sta? Domanda che si pongono anche i leghisti stanchi delle continue ancorché effimere intemerate del boss. Possibile rovesciare Matteo? Figuriamoci. Impossibile nel partito più leninista che c’è. Forse soltanto in caso di cataclisma elettorale, anche se è complicato trovare un’altra definizione per chi stava al 34% e ora è all’8%. Il cataclisma c’è già stato ma non ha prodotto effetti. Ora si avvicinano di nuovo le europee e in via Bellerio dovranno mestamente confrontare i fasti di una volta con le briciole di adesso. Una volta Giuseppe Saragat di fronte a un rovescio elettorale se la prese col destino cinico e baro. Matteo neanche questo può fare: lui il destino se lo è procurato da solo.
di Carlo Fusi
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