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Se manco Mattarella è al riparo dagli haters

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Ho scelto una fotografia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, perché è impossibile trovare una figura meno divisiva nel nostro panorama pubblico

Se manco Mattarella è al riparo dagli haters

Ho scelto una fotografia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, perché è impossibile trovare una figura meno divisiva nel nostro panorama pubblico

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Se manco Mattarella è al riparo dagli haters

Ho scelto una fotografia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, perché è impossibile trovare una figura meno divisiva nel nostro panorama pubblico

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Torno su un argomento che mi appassiona: cosa c’è di bello nel cattivismo? Cosa rende così attrattivo per tante persone l’idea di schiumare rabbia sul prossimo. Insultarlo, denigrarlo, almeno sminuirlo, a prescindere da una sia pura superficiale conoscenza del medesimo?

Di recente, in un’altra riflessione che poi commentammo molto insieme, sottolineai un aspetto che a mio avviso resta assolutamente fondamentale: l’invidia.
In tutte le sue forme, da quella più personale e corrosiva in grado di inacidire gli animi sino ai livelli più profondi a quella, pericolosissima per il vivere comune, di carattere prettamente sociale. Sempre più potente in questi anni vacuamente populisti, in cui si si passa non di rado la propria giornata a cercare un colpevole dei propri fallimenti o anche solo delle normalissime difficoltà da affrontare.

Resto dell’idea che quella sia la base, comunque insufficiente a spiegare da sola la soddisfazione con cui tanti macinano giudizi e insulti senza darsi neppure il tempo di riflettere sulla portata delle proprie parole.
Ho scelto una fotografia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, perché è impossibile trovare una figura meno divisiva nel nostro panorama pubblico.

Eppure – anche per minuscola esperienza personale – basta provare a ragionare pacatamente su un qualsiasi episodio (scegliete voi, dal grande intervento a Marsiglia alle parole più di routine) per scatenare, oltre che una valanga di insulti al sottoscritto (pace), una serie di epiteti e contumelie nei confronti di un uomo oggettivamente specchiato e irreprensibile da lasciare senza fiato.

So perfettamente che la grande maggioranza degli italiani ha un profondo rispetto per il Capo dello Stato e non sarà certo un manipolo di esagitati a commento di un post a cambiare qualcosa, ma continuo a pensare che non possiamo assistere indifferenti a questo continuo massacro dell’educazione e del rispetto. Solo ieri, del resto, scrivevo dell’invito rivolto da un sedicenne al genitore perché andasse a “spaccare la faccia“ al suo prof.

In cambio di cosa? In cambio della bava alla bocca queste persone cosa ci guadagnano? L’unica risposta che riesco a darmi è quello dell’appartenenza a una tribù.
Ogni tanto mi viene anche chiesto da chi mi sta vicino e mi vuole bene di evitare di scrivere o parlare di certi argomenti. Capisco lo spirito dell’”invito”, ne comprendo il perché, ma possiamo accettare di darla vinta agli insoddisfatti, psico-aggressivi? La mia risposta è intuitiva.

di Fulvio Giuliani

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