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Sognava l’unità socialista e difese la scelta atlantica

La storia di Giuseppe Saragat va ricordata agli ignoranti e a chi, oggi, finge di avere la memoria corta: fu il primo a nominare senatore a vita il suo successore e fu il primo, dopo la presidenza, a tornare alla vita politica attiva.

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Giuseppe Saragat arrivò al Quirinale grazie a una mossa tattica azzeccata. La Democrazia cristiana, in particolare la potente corrente dorotea, era indebolita dopo la breve presidenza di Segni. Scelse come candidato Giovanni Leone. Votazione dopo votazione, però, in quel dicembre del 1964, anziché aumentare i suoi voti aumentavano quelli dei franchi tiratori democristiani. Le sinistre di governo avevano scelto come candidato Saragat, mentre i comunisti votavano Umberto Terracini. Risultato: i voti non bastavano. Qui la mossa: Saragat si ritira e lancia la candidatura di Pietro Nenni, che unisce tutta la sinistra. Ma ancora non basta, così passa Natale e il presidente non c’è. A quel punto realizza l’accordo con i democristiani, grazie ad Aldo Moro, e diventa presidente, al ventunesimo scrutinio, con ampia maggioranza. Il disegno dei costituenti e di De Gasperi questa volta ha funzionato: la maggioranza di governo (centro sinistra) ma più ampia.

In questi nostri giorni c’è toccato sentir dire che al Colle non è mai giunto un capo di partito. Accidenti: Saragat lo fondò, un partito. Prima il Psli, poi denominato Psdi. E, attenzione, la scissione della sinistra, la rottura del Fronte popolare, lui la realizzò puntando nettamente sulla scelta atlantica. L’opposto di Gronchi. Tanto che i comunisti lo accusarono ripetutamente, e infondatamente, di complottare con gli americani.

Come abbiamo visto ieri, Saragat difese Segni, avvalorando la versione della lite su questioni diplomatiche. Ma appena divenuto presidente volle la testa del generale De Lorenzo. Segno che qualche cosa non gli tornava. Intanto prendevano piede estremismi coltivati nel clima della Guerra fredda. Saragat sposò la tesi degli “opposti estremismi”, di destra e di sinistra. I fatti dimostrarono che aveva ragione, ma allora i comunisti negavano vi fossero problemi di quel tipo dalle loro parti. Ulteriore ragione per attaccarlo.

Introdusse un’innovazione istituzionale: i mandati vincolanti. Non più l’incarico a formare un governo, ma a farlo di un determinato tipo. Il sogno della sua vita e della sua presidenza fu l’unificazione dei socialisti. Lo mancò e l’Italia perse un’occasione: la sinistra a prevalenza comunista sarà a lungo un problema. Quando riuscì a mettere assieme socialisti diversi arrivarono i soldi sovietici, veicolati dai comunisti, a ridividerli.

Lo accusarono di bere (con tanto di ironia sull’alzabandiera con i nomi dei vini), ovviamente falso. Parlò molto, ma di Patria, Resistenza e lavoro. Mandò molti telegrammi. Quando il primo uomo mise piede sulla Luna le immagini sfarfallavano e avevano dei riflessi, un bagliore bianco comparve sulla sua mano e Fortebraccio scrisse: è il telegramma di Saragat.

Ebbe due primati: fu il primo a nominare senatore a vita il suo successore e fu il primo, dopo la presidenza, a tornare alla vita politica attiva. Ricordatelo a smemorati e ignoranti contemporanei.

 

di Gaia Cenol

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