A guardare il bicchiere mezzo vuoto è un’occasione persa. A guardare quello mezzo pieno è un’occasione rinviata. Il governo mette le cose a posto, dal punto di vista formale, non prorogando lo stato d’emergenza, ma disponendo con legge che se ne disponga fino al marzo 2022.
Decisione presa non solo perché l’emergenza è ancora in corso, come è evidente in ogni parte del mondo, ma anche perché ci sono una serie di provvedimenti che cadrebbero con il decadere di quella condizione: dalle regole del lavoro a distanza, ai viaggi, in uscita e in entrata, al personale sanitario provvisoriamente assunto.
La stessa legge prevede che da aprile si dovrà dare un assetto stabile all’intera questione, descrivendo anche le condizioni e le modalità d’uscita dallo stato d’emergenza. Ovvero quanto qui sosteniamo da tempo.
Sarebbe stato bene fare le due cose assieme. Pare evidente che si sia giunti impreparati e non coordinati.
Peccato, perché avrebbe dato il senso di un pensare non piegato sull’emergenza.
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