Skip to main content
Scarica e leggi gratis su app

Umberto Bossi, era già morto

|

Tutto era finito ben prima della scomparsa di Bossi avvenuta due giorni fa. Era sepolto pure il totem della secessione, della Padania compresa l’ampolla per l’acqua del Po

Umberto Bossi, era già morto

Tutto era finito ben prima della scomparsa di Bossi avvenuta due giorni fa. Era sepolto pure il totem della secessione, della Padania compresa l’ampolla per l’acqua del Po

|

Umberto Bossi, era già morto

Tutto era finito ben prima della scomparsa di Bossi avvenuta due giorni fa. Era sepolto pure il totem della secessione, della Padania compresa l’ampolla per l’acqua del Po

|

Il suo Carroccio – quello del Nord produttivo che si diceva stufo di mantenere un Sud assistito e gridava «Basta tasse!», che all’Italia preferiva l’Europa perché la Lombardia in fondo è da sempre europea – non esisteva più. Da anni. Era sepolto pure il totem della secessione, della Padania con tutte le sue scenografie, compresa l’ampolla per l’acqua del Po: una liturgia tra Brancaleone e i riti celtici. Sbocciarono, questi padanismi mistici, negli anni della solitudine della Lega, dopo la rottura con Silvio Berlusconi a fine 1994 e prima del riabbraccio col Cavaliere, in vista delle elezioni politiche del 2001. 

Tutto ciò era già finito, da tempo, ben prima della morte fisica di Bossi avvenuta due giorni fa. Via, con l’arrivo di Matteo Salvini alla guida della Lega, che sceglie d’inseguire il progetto politico d’un partito nazionale che prenda voti anche al Sud e alzi le polemiche con l’Europa. Se Salvini rappresenta la Lega che ha seppellito lo spirito bossiano (si pensi, per citare un fatto recente, alla candidatura del generale Roberto Vannacci che poi, una volta eletto in Europa, ha salutato la compagnia inseguendo un suo futuro nazionale) senza rinnegare esplicitamente il fondatore, va anche detto che la Lega di Bossi era già stata archiviata persino prima dell’arrivo di Salvini. 

Ha cominciato a spegnersi dal giorno in cui Umberto Bossi ha avuto un grave malore, nel marzo 2004. Ventidue anni fa. Ci vorranno mesi prima del suo ritorno alla vita pubblica ma l’Umberto non sarà più quello di prima. Sempre attento, certo, alla sua Lega, pronto a tracciar la politica. Ma per uno come lui che aveva fatto (sin dagli inizi nel Varesotto) del suo stesso corpo – dai comizi in giro per l’Italia al rapporto diretto con la gente – il messaggio del suo essere un politico diverso, tutto muterà. Ne risentirà, in maniera quasi ombelicale, anche la sua creatura: la Lega. Da quel 2004 all’avvento di Matteo Salvini nel dicembre 2013 (prima di un breve interregno con Roberto Maroni alla guida del partito), si consumerà lento lo stillicidio della mutazione leghista. 

Anche per questo scrivere oggi di Bossi, della sua parabola politica e di ciò che lascia non è esercizio da retori ma semmai da storici. In molti hanno sottolineato, tra i suoi meriti, quello di aver portato il tema del federalismo (che in realtà, in un periodo della Lega, va chiamato secessione e col federalismo non c’azzecca nulla) al centro dell’agenda politica italiana, di centrodestra e di centrosinistra. Su questo meritano un cenno le parole, critiche, riguardo al federalismo leghista del politologo fiorentino Giovanni Sartori: «Nessuno Stato federale è mai stato creato all’indietro, e cioè svuotando e spezzettando un preesistente Stato centralizzato».  Di rimbalzo, un altro toscano, Indro Montanelli, con sapida ironia scrisse: «Verrà il giorno in cui, se non una statua equestre, almeno un busto a “Umberto Bossi padre della Patria” dovremo scoprirlo. Sopra la Patria noi italiani ci avevamo messo la croce dopo le scorpacciate che per vent’anni ce ne aveva fatto fare il duce». Poi è arrivato lui, con la tarantella della secessione, e abbiamo ‘riscoperto’ il Risorgimento. 

Di Massimiliano Lenzi 

La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!

Leggi anche

22 Marzo 2026
Dopo una lunga attesa oggi domenica 22 marzo -dalle 7 alle 23- e domani lunedì 23 marzo dalle -7 a…
21 Marzo 2026
Tra giustizialismo e politica debole, il dibattito sulla giustizia si svuota, aprendo la strada a…
18 Marzo 2026
Meloni sceglie di dialogare – più che farsi intervistare – con una star pop del calibro di Fedez…
12 Marzo 2026
La campagna sul referendum sulla giustizia degenera in scontri e minacce, lontani dal merito delle…

Iscriviti alla newsletter de
La Ragione

Il meglio della settimana, scelto dalla redazione: articoli, video e podcast per rimanere sempre informato.

    LEGGI GRATIS La Ragione

    GUARDA i nostri video

    ASCOLTA i nostri podcast

    REGISTRATI / ACCEDI

    Exit mobile version