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Sfratti, lo sblocco che non sblocca

Nonostante lo sblocco degli sfratti, la questione non può dirsi risolta.

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L’esecuzione degli sfratti è ora sbloccata, ma la questione assai lontana dall’essere risolta. Il blocco giustificato con la pandemia (ma che con quella aveva nulla a che vedere) è terminato, il che ci riporta alla situazione precedente, cui si somma l’arretrato accumulato. E la situazione precedente era pessima.

Basterà osservare questi numeri: fra il gennaio e il dicembre del 2019 (quindi pre pandemia) sono stati emessi 48.543 provvedimenti di sfratto; in quello stesso lasso di tempo le richieste di esecuzione, con l’ufficiale giudiziario presente, sono state 100.595; gli sfratti effettivamente eseguiti soltanto 25.930. Significa che i proprietari degli appartamenti – che non sono ricchi affamatori ma, nella grandissima parte e nella pressoché totalità delle sentenze di sfratto, sono famiglie che hanno bisogno di quel che è di loro proprietà e non vengono pagate dagli inquilini (ma devono ugualmente pagare le imposte e le spese condominiali o i lavori straordinari) – dopo anni hanno avuto ragione in giudizio. Le richieste di esecuzione sono più del doppio delle sentenze perché ci sono quelle arretrate. Le esecuzioni, del resto, sono solo un quarto, quindi l’arretrato cresce.

Ergo: serve a nulla vincere in giudizio, perché la partita vera si gioca sull’esecuzione, con lo Stato che non riesce a far valere le proprie leggi e a far rispettare le proprie sentenze. A tacere del mercato parallelo che il bisogno d’eseguire apre. Una vergogna che torce il diritto e le budella.

di Gaia Cenol

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