Biciclette, bus e pedoni: così Berlino reinventa il suo centro dopo la pandemia
| Società
Parte dalla Porta di Brandeburgo la rivoluzione della mobilità verde.
Biciclette, bus e pedoni: così Berlino reinventa il suo centro dopo la pandemia
Parte dalla Porta di Brandeburgo la rivoluzione della mobilità verde.
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Biciclette, bus e pedoni: così Berlino reinventa il suo centro dopo la pandemia
Parte dalla Porta di Brandeburgo la rivoluzione della mobilità verde.
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AUTORE: Pierluigi Mennitti
Parte dalla Unter den Linden, nel cuore della Berlino storica, la sfida per ridisegnare il sistema del traffico cittadino dopo la pandemia. Una rivoluzione, seppur per gradi: meno auto, più spazio a ciclisti e pedoni, maggiore fluidità per i mezzi pubblici.
Sul grande viale che collega la Porta di Brandeburgo al ricostruito castello degli Hohenzollern i lavori sono appena partiti. È un luogo simbolico della capitale tedesca: modellato sugli Champs-Élysées parigini, fu violentato negli anni Trenta del Novecento dalle sfilate militari dei nazisti, quindi ridotto a stradone quasi periferico a ridosso del Muro durante gli anni del comunismo, per ritrovare centralità e prestigio con la riunificazione di fine Novecento.
Un secolo lungo, nel quale il Viale sotto i tigli, questa la tradizione del nome, ha accompagnato cambi di epoche, regimi e costumi, anche per quel che riguarda la mobilità.
Il nuovo progetto, ambizioso e allo stesso tempo controverso, punta a ridurre al minimo il traffico privato ed è diviso in due fasi. La prima, partita in questi giorni, prevede la separazione del traffico veicolare in tre corsie distinte: una per le bici, una per i bus, la terza per auto e moto (oggi sono due).
Uno spazio autonomo sarà riservato a parcheggi delle bici, carico e scarico merci e colonnine di ricarica per i mezzi elettrici, monopattini o auto del car-sharing. In una seconda fase, sull’intero boulevard sarà escluso il traffico privato, con circolazione permessa solo a biciclette, veicoli elettrici e autobus.
L’obiettivo finale è disincentivare l’utilizzo delle auto private nel centro di Berlino, da un lato implementando politiche a favore della tutela del clima, dall’altro per favorire una riorganizzazione degli spazi urbani conforme alle strategie post pandemia. Non è infatti previsto alcun parcheggio, neppure sotterraneo, come fatto a Parigi alcuni anni fa nel quadro della riqualificazione del centro. Anzi, dall’intero quartiere centrale sparirà entro il 2026 il 25% degli attuali posti auto.
Al loro posto alberi e piante. Sotto la Unter den Linden, d’altronde, scorre oggi la nuova linea metropolitana che collega la stazione centrale ad Alexanderplatz, attraversando tutti i siti turistici più importanti del centro storico.
Il progetto incontra consensi ma anche critiche, dal momento che l’esclusivo utilizzo di bici o dei mezzi pubblici rende problematica la mobilità degli anziani, sempre più numerosi in una società che invecchia velocemente come quella tedesca. Ma l’amministrazione berlinese va avanti. Il nuovo boulevard dei tigli a misura d’uomo è un tassello del piano che investe buona parte del quartiere centrale di Mitte.
Pedonale e ciclabile è diventata la Friedrichstrasse che lo interseca a metà, una strada nevralgica, negli anni di Weimar cuore pulsante della vita notturna berlinese (qui c’era il Moka Efti, locale attorno cui si muove la fortunata serie televisiva “Babylon Berlin”) e che dopo la caduta del Muro si è cercato di ricostruire sul modello della Fifth Avenue newyorkese. Più avanti, oltre l’isola dei musei, si apre il dedalo di cortili degli Hackesche Höfe, angolo culturale e commerciale del quartiere: l’intera area diventerà pedonale.
di Pierluigi Mennitti
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- Tag: Ambiente
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