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Gli impegni presi dai governi sono una prova di come una parte del mondo stia lavorando su come gestire la transizione ecologica. Grazie al programma economico Green New Deal, l’Ue si candida alla leadership globale sul tema.

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Noi siamo la parte di mondo che ha già decretato il pieno successo del tema climatico e l’imporsi degli interrogativi strategici su come gestire la transizione ecologica. Ne sono una prova gli impegni presi dalla quasi totalità dei governi. L’Unione europea, nello specifico, ne ha fatto un programma economico, il Green New Deal, destinato a mutare l’ordine stesso delle priorità produttive, il modo di fare industria e in definitiva le nostre vite, già profondamente cambiate dall’affermarsi di una coscienza comune sui temi della sostenibilità. Grazie al Green Deal, l’Ue si candida apertamente alla leadership globale sul tema.

Nonostante tutto questo, Greta Thunberg e la nuova star del movimento Friday for Future, Vanessa Nakete, continuano ad accusare questa stessa parte di mondo con il loro sprezzante «bla bla bla». L’ultima volta è accaduto non più tardi di 48 ore fa a Milano, in occasione della Youth4Climate. Una possibile spiegazione la si trova nei pezzi di realtà che non raccontiamo alla pubblica opinione, alimentando la pericolosa idea che un tema di questa rilevanza e complessità possa risolversi in un confronto fra ‘buoni’ e ‘cattivi’.

Ciascuno è libero di piazzare i protagonisti nelle rispettive categorie… Il futuro del clima, la sostenibilità, l’opportunità di creare più ricchezza proprio grazie alle nuove (o vecchie, ci torneremo) fonti di energia non sono argomenti trattabili su basi ideologiche o, peggio, di reciproche accuse alla superficialità giovanile o all’indifferenza del mondo degli adulti.

Quando ci lamentiamo dei rincari delle bollette di luce e gas, si dovrebbe pur chiarire al cittadino-consumatore che una discreta misura dell’esborso mensile è determinato dagli incentivi per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Per paradosso, se decidessimo di usare solo energia di origine fossile, pagheremmo di meno la bolletta di oggi, con il non trascurabile dettaglio di mettere a repentaglio il nostro domani.

È una scelta, saggia e condivisibile, ma da spiegare in tutte le sue conseguenze. Se non ricordassimo che è il mondo ricco – da cui non a caso siamo partiti – quello che oggi rilascia di gran lunga meno CO2 nell’atmosfera, ci limiteremmo a generiche accuse a carico proprio di chi è molto più avanti nella transizione ecologica. Buffo e vagamente ingiusto, ne converrete.

È voluta anche la citazione dell’ugandese Vanessa Nakete e della sua Africa, perché pensare che ai Paesi in via di sviluppo si possa chiedere di rinunciare in un amen alle fonti fossili di energia, significa credere al paese dei campanelli.

L’attivismo giovanile sul clima ha contribuito a smuovere le coscienze e chi scrive ne è un compiaciuto osservatore, ma bisogna avere il coraggio di dire ai ragazzi che i tabù sono quasi sempre un male. Compreso quello sull’energia nucleare, per la quale si è recentemente speso uno dei guru della loro generazione, Elon Musk. Episodio che aiuta a ricordare a giovani e meno giovani che il futuro si pianifica molto meglio analizzando il presente senza i paraocchi dell’ideologia e dell’accusa a effetto.

 

di Fulvio Giuliani

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