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I genitori: “Non solo soldi ma più tempo coi figli”

L’assegno unico che sarà erogato da marzo 2022 è solo un piccolo tassello. I genitori in una petizione online chiedono più  soldi, servizi e soprattutto tempo da passare con i propri figli, così come accade già in molti Paesi del nord Europa.

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Un anno fa l’assegno unico per i figli è stato uno dei primi provvedimenti proposto dalla ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, all’interno del programma Family Act

Il Covid sembra essere stata la spinta giusta per rimettere in discussione diritti che la politica aveva accantonato da un po’ di tempo. 

Come funziona l’assegno unico per i figli

Lo Stato ha così deciso di investire 20 miliardi l’anno, per favorire il numero di nascite in costante calo da oltre dieci anni nel nostro Paese. Il contributo che prenderà il posto degli assegni famigliari riguarda le famiglie con figli a carico, fino all’età di 21 anni, e si potrà fare richiesta a partire dal settimo mese di gravidanza. L’importo dipenderà dalla condizione ISEE e sarà in proporzione al reddito percepito. Indicativamente per i redditi più bassi la cifra si aggira intorno ai 175-180 euro a figlio, fino a 250-260 dal terzo figlio in poi. È stato stimato che 4 famiglie su 5 otterranno circa 100 euro a figlio. Soldi che verranno percepiti fino al compimento del 21esimo anno di età dei figli. Per i disabili, invece, varrà vita natural durante. 

Come fare domanda per l’assegno unico per i figli 

Il contributo sarà erogato per metà tra i genitori, attraverso accredito di conto corrente, bonifico domiciliato, carta di pagamento con Iban o libretto postale intestati al genitore richiedente. Per effettuare la richiesta basterà inviare la domanda a partire da gennaio 2022  al portale Inps, con Spid personale o carta d’identità elettronica. 

Possono beneficiarne sia i residenti in Italia da almeno 2 anni, sia i cittadini italiani e Ue titolari di permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca lavorativa almeno semestrale. Le prime erogazioni verranno effettuate nel mese di marzo. 

Una petizione per chiedere non solo più soldi ma più tempo

I problemi però non sono solo economici ma anche di tempo e di organizzazione, soprattutto per quei tanti costretti a lasciare la propria regione di origine per trovare lavoro, impossibilitati quindi nell’avere un aiuto da parte dei nonni. Lo scorso giugno, Veronica Lenza, ostetrica e neo mamma, ha lanciato la petizione  “Modifica del congedo parentale: maggior tempo da dedicare ai figli e dignitosa retribuzione” visibile su Change.org.

“A maggio la mia bimba aveva 3 mesi e mezzo – spiega la Lenza – e la mia maternità obbligatoria era esaurita. Per fortuna il mio compagno lavora e ci siamo potuti permettere di vivere alcuni mesi con il mio stipendio al 30% ma è giusto questo? Non tutte le famiglie hanno questa possibilità. Separare una madre e un neonato a 3/ 4 mesi è biologicamente impossibile ed è una grande sofferenza, sia per i bisogni del neonato che per i bisogni della madre. Conosco la realtà di altri paesi europei, mi sono documentata e ho raccolto alcune testimonianze dirette dalla Norvegia”.

La maternità obbligatoria, infatti, prevede 5 mesi di astensione dal lavoro retribuita all’80%. Se la donna si è astenuta all’ottavo mese di gravidanza o al nono, dopo 3-4 mesi dal parto è previsto il rientro a lavoro da parte della madre se vuole percepire uno stipendio dignitoso. Diversamente la “maternità facoltativa” (o congedo parentale) viene retribuita al 30% per un totale di 6 mesi da sfruttare entro i primi 6 anni di vita del bambino. Cifra troppo bassa per permettere ad una donna di accudire il proprio figlio, a maggior ragione se la famiglia non può privarsi di un secondo stipendio. 

Persino il congedo di paternità è stato recentemente riformulato. All’inizio dell’anno i giorni obbligatori di paternità sono aumentati da 3 a 10 giorni e un giorno grazie al Family Act potrebbero salire da 10 a 90. 

Come funziona il congedo di paternità all’estero 

Come si poteva facilmente prevedere, i modelli da prendere ad esempio arrivano dai Paesi scandinavi dove stravince la Norvegia, con papà che possono beneficiare di quasi un anno di congedo con 46 settimane pagate al 100% o 56 settimane all’80%. La petizione che ad oggi ha raccolto 54.307 firme non ambisce a tanto però chiede i primi 9 mesi con retribuzione pari all’80% dello stipendio, e i successivi 6 mesi retribuiti del 50%, fruibili entro i 36 mesi di vita del bambino.

Questa riforma, assieme all’’assegno unico per i figli, rappresenterebbe  una partenza  e non un punto d’approdo. Mancano ancora tanti servizi per far fronte alle innumerevoli difficoltà a cui tantissime coppie vanno incontro nel momento in cui decidono di costruire una famiglia. Uno su tutti la carenza di posti negli asili nidi. Non è solo un affare privato, tra le mura domestiche, è un affare di tutti, soprattutto dello Stato. 

di Claudia Burgio

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