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Il buco nero nell’anima

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A Rende, in Calabria, un bambino si è ritrovato solo in classe perché più difficile da gestire per genitori e docenti. Ecco il vero mondo al contrario

Il buco nero nell’anima

A Rende, in Calabria, un bambino si è ritrovato solo in classe perché più difficile da gestire per genitori e docenti. Ecco il vero mondo al contrario
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Il buco nero nell’anima

A Rende, in Calabria, un bambino si è ritrovato solo in classe perché più difficile da gestire per genitori e docenti. Ecco il vero mondo al contrario
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Sembra passato un secolo, ma la scorsa estate stavamo qui a commentare un libro infarcito delle teorie reazionarie più scontate e noiose, scritto da un generale a caccia di notorietà e un po’ di sensazione (abbiamo contribuito tutti, suvvia, pur considerandolo sacrosanto all’epoca). Quel libro si intitolava “Il mondo al contrario”, unica cosa da salvare – opinione strettamente personale – di una sequenza alquanto raffazzonata di accuse e critiche a un mondo troppo “nuovo”. Agli occhi del generale, si intende. Volete sapere qual è il vero mondo al contrario? Quello che ha dovuto guardare in faccia, grazie al cielo senza rendersene conto, il bambino di Rende – in Calabria – che si è trovato improvvisamente solo in classe. Abbandonato in classe, per essere più precisi. Perché più difficile da gestire rispetto agli altri piccoli, considerato complesso o “ritardato” (che vergogna anche solo doverlo scrivere). “Plusdotato“, ci hanno fatto sapere dopo questa storia allucinante. Il “mondo al contrario” è quello in cui un bambino viene boicottato non dai suoi compagni, che a quell’età non possono avere alcun tipo di responsabilità, ma dai loro genitori e da un corpo insegnante a cui vorremmo fare poche, semplici domande: Per quale motivo la mattina entrate a scuola? Cosa ritenete di insegnare a dei bambini? Con quale scopo e con quale dignità? Lo hanno abbandonato perché scomodo, in questo mondo che si vuole così moderno, attento, inclusivo e che a volte in quanto tale infastidisce i Vannacci in servizio permanente effettivo. Invece, può capitare che il “diverso” risulti totalmente insopportabile. È accaduto – come scritto poco sopra – in una scuola elementare della provincia di Cosenza, ma la geografia non conta. Almeno non quella fisica. Dovrebbe contare la geografia dell’anima, che abbiamo perso chissà dove, dimenticata in qualche buco nero. State pure tranquilli, una giustificazione raffazzonata si trova sempre, qualche “siamo stati fraintesi“ è ormai un classico dei nostri tempi. Del mondo al contrario, quello vero. A raddrizzare le cose ci ha pensato proprio lui, il bambino abbandonato. Neppure per un istante ha potuto concepire di essere stato lasciato solo e immaginando che i compagni fossero semplicemente malati ha lasciato loro un disegno. C’è poco da aggiungere, se non augurarsi che qualche genitore ritrovi se stesso e vada a chiedere scusa. Altra azione semplice, dignitosa e coraggiosa di cui stiamo progressivamente perdendo le tracce. di Fulvio Giuliani

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