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Il carabiniere che disconosce il Presidente

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La vicenda del carabiniere che disconosce Mattarella come proprio Presidente della Repubblica e che dimostra che la divisa non è il suo abito ideale

Il carabiniere che disconosce il Presidente

La vicenda del carabiniere che disconosce Mattarella come proprio Presidente della Repubblica e che dimostra che la divisa non è il suo abito ideale
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Il carabiniere che disconosce il Presidente

La vicenda del carabiniere che disconosce Mattarella come proprio Presidente della Repubblica e che dimostra che la divisa non è il suo abito ideale
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Il problema di un carabiniere che afferma di non sentire il Presidente della Repubblica come il proprio, anche perché non lo ha votato, non si risolve certo trasferendolo. Va espulso dall’Arma. Innanzi tutto perché non gli è chiaro in quale contesto istituzionale s’inquadri il suo lavoro, il suo servizio alla collettività. Se non riesce a capire il senso della lealtà alle istituzioni non può certo difenderle. Se poi, per giunta, afferma di non averlo votato, dimostrando di non avere la più lontana idea dell’ordinamento repubblicano, è evidente che la divisa non è il suo abito ideale. Ad attenuante di quel carabiniere si può tirare in ballo il fatto che non è il solo ipotetico servitore dello Stato a fraintendere il ruolo che svolge e non è il solo a dar fiato alla bocca senza alcuna sensibilità e rispetto. Ma è una attenuante che può essere riconosciuta all’individuo, non al carabiniere. Ed è un’attenuante che chiama un drammatico concorso di colpa collettivo, che non si affronta chiudendo un occhio ma aprendoli tutti. Alla signora che, pur cortesemente, provava ad aprire un confronto sulle parole presidenziali doveva essere data una risposta non meno cortese, ma netta: siamo qui per garantire l’ordine pubblico, non per discuterne i contorni e le finalità; siamo qui per far prevalere il diritto a manifestare le opinioni e il dovere di farlo nel rispetto delle norme, non per manifestare le nostre. Questo è il senso della divisa che si indossa. di Sofia Cifarelli

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