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Il sesso muove il mondo, l’ipocrisia lo intristisce

Combattere la discriminazione, non la bellezza e il piacere.

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Ormai è una valanga. Come tutte le valanghe, anche l’ossequio al politicamente corretto rischia di travolgere tutto e tutti, senza alcun discrimine. Incapace di distinguere obiettivi legittimi e sacrosanti da danni collaterali imbarazzanti. Una campagna global incurante degli aspetti paradossali di una battaglia giusta per il rispetto e l’inclusione, che rischia sempre più di sfuggirci di mano.

Gli ultimi, clamorosi casi arrivano da Francia e Austria. Oltralpe, intesa come patria dei nostri cugini, è scoppiata una furibonda polemica su Miss Francia, accusato di essere un concorso sessista e discriminatorio. La bufera è stata generata dalla denuncia presentata da un’associazione femminista contro Endemol, colosso internazionale delle produzioni televisive e anche a capo del concorso delle reginette di bellezza in Francia. Interessante riflettere su almeno parte delle motivazioni, messe nero su bianco da “Osez le feminisme!”: Miss Francia sarebbe discriminatoria – si legge nella denuncia presentata al collegio dei probiviri del tribunale di Bobigny da un avvocato dell’associazione – perché «in base al regolamento, una candidata deve essere alta almeno 1 metro e 70, non fumare né bere alcol in pubblico. Deve avere un comportamento ‘elegante’, non avere tatuaggi più grandi di 3 centimetri, non fare ironia sulla politica in pubblico». In più, l’aspirante Miss non deve essere stata mai sposata e avere figli.

Ora, se non si capisce per quale motivo una mamma non possa essere una meravigliosa reginetta di bellezza, sul resto rischiamo di essere preda di un fenomeno ormai apertamente irrazionale. Stiamo parlando, fino a prova contraria, di un concorso di bellezza, accusato di discriminare sulla base della… bellezza. È come se in un concorso per titoli venisse considerato discriminatorio chiedere i titoli necessari a stabilire una graduatoria. Che razza di denuncia è mai questa, se non di una resa totale e raccapricciante a un politicamente corretto di facciata? Un’incrostazione di perbenismo, che non sposta di un millimetro l’equilibrio di genere e non ha neppure il coraggio di chiedere l’abolizione tout court delle varie Miss Francia, Miss Italia o Miss Usa. Battaglia legittima, che le vere femministe dei tempi ruggenti seppero intraprendere. Fallirono, perché migliaia di ragazze continuarono e continuano a sognare il ruolo di ‘reginette di bellezza’, ma con ben altra chiarezza di intenti. 

Spostandoci lungo l’arco alpino più a est, in Austria, ci imbattiamo poi in una notizia che ha dello stupefacente: l’Ente nazionale del turismo ha scelto di aprire provocatoriamente un account su OnlyFans, social molto frequentato grazie ai suoi contenuti pornografici, per protestare contro l’ipocrita messa al bando del nudo nei colossi di settore. Un’applicazione rigida e ottusa dell’algoritmo, per cui un nudo di Canova o Picasso risulta equiparato a un paio di tette postate in TikTok o Instagram da senzavergogna84. Risultato, per poter spingere online opere di nudo femminile (o anche maschile) a Vienna non hanno trovato nulla di meglio che rivolgersi alla sempre fiorente industria del porno, che almeno di suo non sa cosa sia l’ipocrisia. Fermiamoci, finché siamo ancora in tempo ed è proprio l’arte a venirci in soccorso. Un celeberrimo quadro di Gustave Courbet che ritrae le parti intime di una donna, di cui non si vede il volto, è intitolato: “L’origine du monde” (L’origine del mondo). Cerchiamo di non decretarne la fine.

di Marco Sallustro

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