Impossibile limitarsi ad assistere
| Società
Tutto il mondo civile è vittima della guerra in Ucraina, ma di questo crimine deve risponderne anche chi vive nella normalità di lussi e poteri derivanti dalla connivenza con chi reprime le libertà.

Impossibile limitarsi ad assistere
Tutto il mondo civile è vittima della guerra in Ucraina, ma di questo crimine deve risponderne anche chi vive nella normalità di lussi e poteri derivanti dalla connivenza con chi reprime le libertà.
| Società
Impossibile limitarsi ad assistere
Tutto il mondo civile è vittima della guerra in Ucraina, ma di questo crimine deve risponderne anche chi vive nella normalità di lussi e poteri derivanti dalla connivenza con chi reprime le libertà.
| Società
AUTORE: Cesare Cicorella
In un Paese civile si danno (forse si davano?) per scontati princìpi, concetti e diritti che oggi, per la prima volta dopo la Seconda guerra mondiale, sono stati sconvolti sino a essere del tutto annichiliti. Si è improvvisamente dissolto quel che fino a una settimana fa era talmente radicato nelle nostre convinzioni di normalità da non essere neppure percepito come irrinunciabile indice di convivenza fra uomini, razze, popoli e nazioni. La guerra che si sta consumando a meno di 2mila chilometri da noi è un’aggressione della quale è vittima tutto il mondo civile, dalla Russia alla Spagna.
Non v’è dubbio che la guerra sia una barbarie. Vi sono, peraltro, ambiti di considerazione molto meno assoluti – assai più ordinari, più prossimi a ciascuno di noi – che di quanto sta avvenendo offrono una visione ancora più inquietante. Scenari legati al quotidiano. Alla gente di giustizia, ad esempio, accade di dover affrontare situazioni che, sotto il profilo della ragionevolezza e della logica, possono apparire difficili da comprendere. Due persone sparano e ne uccidono altre due. Un uomo è presente: è fratello degli sparatori, non è armato, non agisce, non interviene, non ne ha il tempo. Per le Corti che hanno giudicato di questo duplice omicidio, tutti e tre devono essere condannati: la pena è identica per tutti, anche per chi era presente e non ha fatto nulla. Come mai? Per via di una norma espressione di un principio rigorosamente applicato: il concorso nel fatto di chi ha ucciso.
Se trasliamo dal nostro quotidiano alla considerazione di ciò che avviene in Ucraina, appare evidente la similitudine. Soldati che annientano civili, uomini che schiacciando un bottone abbattono abitazioni, città assediate e distrutte, persone che fuggono e bambini costretti a subire paure dalle quali non si libereranno. Ovverosìa, la guerra. Chi dobbiamo condannare? Gli eserciti? Volti senza nome? E quali sono i princìpi che rendono tutto ciò diverso da quanto viene giudicato ogni giorno nei nostri tribunali? Non ne esistono. Di questo crimine deve rispondere anche chi – pur tenendosi lontano dalla violenza – vive nella normalità di lussi e potere derivanti dalla connivenza con chi reprime le libertà. E deve rispondere non solo dell’avere voluto la guerra ma anche dei morti che questa provoca.
di Cesare Cicorella
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
Leggi anche

Diana, 28 anni senza la “principessa del popolo”
31 Agosto 2025
Il 31 agosto 1997 il mondo si fermò davanti alla notizia della tragica morte di Lady Diana, la “Pr…

Jacuzzi, da atto d’amore a status symbol
31 Agosto 2025
La storia della vasca Jacuzzi non nasce sulle riviste di design né nei cataloghi di wellness. Nasc…

Dopo “Mia Moglie”, basta anonimato digitale
29 Agosto 2025
La vicenda del gruppo “Mia Moglie“ e di altri siti che adesso sembrano spuntare come funghi era lì…

Gli italiani sono i primi in Europa per le docce quotidiane
28 Agosto 2025
Tutti sotto la doccia (o quasi), siamo italiani. E non accade solo per le elevate temperature rise…
Iscriviti alla newsletter de
La Ragione
Il meglio della settimana, scelto dalla redazione: articoli, video e podcast per rimanere sempre informato.