La bandiera di Israele
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Solo la bandiera di Israele? O anche quella della pace? La disfida delle bandiere da esporre, dopo l’efferato attacco di Hamas a Israele di sabato scorso, tracima da nord a sud

La bandiera di Israele
Solo la bandiera di Israele? O anche quella della pace? La disfida delle bandiere da esporre, dopo l’efferato attacco di Hamas a Israele di sabato scorso, tracima da nord a sud
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La bandiera di Israele
Solo la bandiera di Israele? O anche quella della pace? La disfida delle bandiere da esporre, dopo l’efferato attacco di Hamas a Israele di sabato scorso, tracima da nord a sud
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La disfida delle bandiere da esporre, dopo l’efferato attacco di Hamas a Israele di sabato scorso, tracima da nord a sud.
Solo la bandiera israeliana? La bandiera dello Stato di Israele al fianco di quella della pace? Ancora, ha senso esporre la bandiera palestinese, che è ovviamente tutt’altra cosa dal vessillo dei terroristi di Hamas (anche se molti fanno confusione, ma non è l’unica delle gravi confusioni del periodo)?
Azzardo una risposta, che ovviamente ha valore solo per il sottoscritto e senza ulteriori pretese: va esposta la bandiera di Israele e basta.
Perché qualsiasi altra soluzione – oltre le migliori intenzioni di chi abbia deciso diversamente – lascia aperto uno spiraglio alle teorie dell’equidistanza, ai distinguo, persino al benaltrismo. Insopportabile in questi giorni drammatici.
Davanti ad oltre 1000 civili trucidati, dopo essere stati costretti a raccontare e commentare l’indicibile e in un passaggio di incredibile drammaticità nella storia centenaria dei conflitti arabo-israeliani non ci si può discostare dai dati di fatto: c’è un aggressore e c’è un aggredito. Ci sono i tagliagola e ci sono le vittime. Dimenticarlo non è accettabile.
Ci sono responsabilità inequivocabili che travalicano qualsiasi possibile giustificazione, qualsivoglia tentativo di comprendere le azioni di carnefici assimilabili solo agli orridi sgherri del nazismo.
Non si può aver “paura“ di esporre la bandiera con la stella di David, come se fosse sempre necessario aggiungere qualcosa, specificare qualcos’altro: in particolare il richiamo a errori e colpe di Israele su cui abbiamo lungamente riflettuto e sulle quali siamo pronti a qualsiasi tipo di confronto, purché nessuno provi a confondere le acque.
A cercare un modo – peraltro semplicemente inconcepibile – per accostare Israele e le ferite reciproche alla mattanza di sabato. In quanto tale, ogni giustificazione anche trasversale è una vergogna per chiunque conservi un briciolo di umanità. Di anima, oseremmo aggiungere. Eppure, come già accaduto in occasione degli episodi più truci accaduti in Ucraina, si è già aperta la caccia a chi è disposto a tutto – anche a giocarsi la faccia da qui all’eternità – pur di diventare “eroe” di tutti i complottardi.
C’era un uomo che imperversava nei talk nei primi tempi dell’assalto russo, ora c’è una donna che sembra provare gusto a dichiarare bestialità a caso a favore di telecamera. Per provocare e vedere l’effetto che fa. Una responsabilità anche di chi offre loro una tribuna, con la scusa pelosa della libertà di parola. Bella roba.
di Fulvio Giuliani
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