Criticare, pungolare è sacrosanto. Sempre. Figurarsi quando è in gioco, come nel caso delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, il volto del Paese. Osservare, essere puntigliosi, fare i conti in tasca a un evento che per sua natura non è solo costosissimo ma – se non gestito al meglio – può produrre cattedrali nel deserto, come accadde nei peraltro per tanti aspetti splendidi Giochi di Torino 2006.
Si dà per scontato non ci sia alternativa a ripetere in eterno gli stessi errori e non si abbia alcuna capacità di imparare dalle sciocchezze compiute.
Questo è un punto, così come i conti sui costi della nuova arena di Milano, il mega impianto da 16.000 posti che ospiterà l’hockey su ghiaccio alle Olimpiadi e poi diventerà il più grande impianto coperto per concerti, show e sport del nostro Paese.
Calcoli sacrosanti ma che andrebbero fatti con la consapevolezza che un impianto del genere – se ben sfruttato – diventerà una miniera d’oro e un punto di riferimento internazionale, sul modello del Palazzo costruito per le Olimpiadi a Torino (quello che ospita le ATP Finals di tennis) o la O2 Arena di Londra.
Del resto sparare sui Giochi è facile, come facilissimo fu sparare su Expo 11 anni fa. Salvo poi correre in modo alquanto ridicolo sul carro del vincitore, quando fiumane di persone si riversarono un po’ assurdamente a fare la fila per vedere il mitologico padiglione del Giappone.
Per tacere le polemiche tristi che piovono a cadenza regolare anche dall’interno dello stesso mondo dello sport, con la politica subito pronta a farci la cresta.
L’ultima, quella sui tedofori che sarebbero stati scelti con scarsa attenzione alla storia delle glorie azzurre dello sport e ben maggiore per influencer o personaggi dello showbiz.
Qualche ora di tempesta in un bicchiere e si scopre che erano state formalizzate e annunciate regole nella scelta dei tedofori, fra cui l’esclusione di chi ricoprisse cariche rappresentative. Quindi un vicesindaco, per quanto straordinario protagonista della storia del fondo azzurro come Silvio Fauner, più che urlare alla luna per essere stato ignorato avrebbe dovuto chiedere una deroga al regolamento in ragione della sua carriera.
Inutile dire che fra quarantott’ore non ricorderemo nulla di tutto questo e si tornerà a puntare l’indice sul cantiere ancora aperto dell’arena dell’hockey o si ricorderà il numero di alberi tagliati per la pista di Bob.
L’invito è quello di ascoltare e leggere tutte le polemiche, le accuse e le previsioni catastrofiche, appuntarle mentalmente, su un foglio di carta o una nota digitale. Ci rivediamo nel tradizionale giorno dell’assalto al carro del vincitore, disciplina in cui noi italiani competiamo costantemente per la medaglia d’oro.
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