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La cattiveria ci sommergerà

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Due vicende diverse, stessa ondata di veleno: quella del povero ragazzo ucciso da un orso e l’appello di Ezio Greggio alla madre di Enea

La cattiveria ci sommergerà

Due vicende diverse, stessa ondata di veleno: quella del povero ragazzo ucciso da un orso e l’appello di Ezio Greggio alla madre di Enea
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La cattiveria ci sommergerà

Due vicende diverse, stessa ondata di veleno: quella del povero ragazzo ucciso da un orso e l’appello di Ezio Greggio alla madre di Enea
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Ieri ci siamo permessi di ragionare sull’ondata di veleno, cattiverie gratuite e critiche un tanto al chilo che sono piovute sulla famiglia del povero ragazzo ucciso in Trentino da un orso. Una vicenda puramente tragica, commentata con assurda leggerezza e pura insensibilità. Nelle stesse ore, i social si riempivano di critiche per Ezio Greggio, “colpevole” di aver lanciato un accurato e umanissimo appello alla mamma di Enea, il bimbo affidato alla culla salvavita della Clinica Mangiagalli di Milano, a ripensarci. Promettendo aiuto e discrezione. Ne abbiamo già scritto ieri sera, su La Ragione, sopraffatti dalla meraviglia. Dallo sconcerto per tanta cattiveria gratuita. Ancora una volta, nel giro di poche ore. In questo secondo caso, chi ha puntato il dito sul comico e presentatore televisivo l’avrebbe fatto – nella sua testa bacata – per “difendere“ le famiglie adottive, anche se Ezio Greggio non aveva sbagliato una sillaba, un tono, un accento in quello che era solo un appello dolce e sentito a una mamma disperata al punto da rinunciare alla propria creatura. È come se ormai la bontà ci facesse paura, dovessimo mostrare a ogni passo la faccia cinica e cattiva, per segnalare al mondo la nostra (trascurabile) presenza. Una corsa assurda e a tratti allucinante a chi mostra più acredine nei confronti del prossimo. A chi giudica, mette all’indice, se necessario disprezza, in un meccanismo sempre uguale che arriva a macinare i sentimenti delle persone con indifferenza glaciale. Ed è un continuo, non sono episodi isolati. Non possiamo che ripeterci: finiamola e ribelliamoci pubblicamente, prima di trovarci immersi in un mare di cinica solitudine. di Fulvio Giuliani

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