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La storia dalla giusta prospettiva

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Rimbalzata sui social, la storia dei due cani vaganti nell’Ospedale di Lamezia Terme non è stata raccontata dalla giusta prospettiva
cani vaganti nell'Ospedale di Lamezia Terme

La storia dalla giusta prospettiva

Rimbalzata sui social, la storia dei due cani vaganti nell’Ospedale di Lamezia Terme non è stata raccontata dalla giusta prospettiva
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La storia dalla giusta prospettiva

Rimbalzata sui social, la storia dei due cani vaganti nell’Ospedale di Lamezia Terme non è stata raccontata dalla giusta prospettiva
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Prima di gridare allo scandalo forse bisognerebbe verificare come stanno le cose. Il video dei due cani tra i corridoi dell’ospedale di Lamezia, in Calabria, era rimbalzato un po’ ovunque e c’era chi lo aveva preso a paradigma della condizione sia delle strutture calabresi che del randagismo.
Che vi sia in quella Regione un enorme problema di animali randagi è assolutamente vero. Ma questa storia in realtà non è andata come era stato raccontato. I due cani infatti hanno seguito la persona che normalmente li sfama, che si era recata in ospedale. Hanno fatto oltre 4 chilometri di strada per trovare quello che non è il loro padrone, ma la persona che si prende cura di lui. Che però nel frattempo era uscito dall’ospedale da una porta secondaria. Di qui l’immagine dei cani vaganti.
In realtà cercavano il loro umano di riferimento. E sono usciti da soli, dall’ospedale, come ha precisato lo stesso consigliere che aveva inizialmente postato il video. Non sono stati accalappiati ma semplicemente si sono ricongiunti a quella persona, forse l’unica tra tante, che si interessa alla loro sorte.
 
E non fa bene, soprattutto a una Regione come la Calabria dove ancora sentiamo storie di animali maltrattati, animali a catena, animali che vagano, aizzare gli animi contro delle creature incolpevoli. Ricordiamo che tra l’altro degli animali presenti sul territorio si dovrebbe occupare il Comune. Peccato che spesso invece tutto venga lasciato al buon cuore di chi non si volta dall’altra parte.
di Annalisa Grandi
 

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