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L’importanza delle terze dosi

La battaglia della terza dose di vaccino sarà dura. Siamo costretti ad usare neologismi come “pandemia dei non vaccinati” o “quarta ondata” per far risvegliare le coscienze di molte persone.

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Ripartiamo dall’articolo, a firma di Annalisa Grandi, pubblicato sabato scorso su queste colonne: «Chi non ha fatto il vaccino ha venti probabilità in più di finire in ospedale di chi lo ha fatto se ha meno di sessant’anni. Dodici in più se ne ha meno di ottanta e otto in più se over 80. Stesso trend per quanto riguarda i ricoveri in area critica: dal 24 settembre allo stesso giorno di ottobre, nessun under 60 vaccinato è finito in terapia intensiva». Repetita iuvant, davanti al montare di una resistenza che più volte abbiamo definito sorda e cieca e che non possiamo certo continuare a sottostimare. In tutta franchezza, non basta provare a contrastarla con generici appelli alla razionalità e all’equilibrio.

La battaglia della terza dose di vaccino sarà dura, complessa e a oggi non abbiamo alcuna garanzia di un successo di vaste proporzioni o comunque paragonabile al trionfo della campagna vaccinale in Italia delle scorse primavera ed estate. I motivi li abbiamo più volte analizzati e risiedono essenzialmente e per paradosso nello straordinario successo di quella stessa campagna che oggi si fatica a far ripartire.

Le false sicurezze, instillate in milioni di persone da mesi di dati ampiamente sotto controllo, dal ripetere pur con giustificato orgoglio di come l’Italia sia un Paese modello (addirittura additato in tal senso regolarmente all’estero, circostanza per noi non abituale), oggi ci presentano un conto salato. Può apparire assurdo pagare un prezzo così alto per un oggettivo successo, ma è la realtà con cui fare i conti. Dove francamente ci si può perdere è davanti all’ostentata immaturità di troppe persone. Molti di coloro che oggi tentennano, avanzano dubbi, richiamano improbabili esperti fra amici, conoscenti e improvvisati testimonial tv sono gli stessi che fecero la fila sei mesi fa per farsi vaccinare.

È sconfortante scriverlo, ma forse sarà l’inevitabile risalita dei contagi – già cominciata e ampiamente prevedibile – a fare ordine nello sciocchezzaio con cui siamo stati costretti a confrontarci. Come bambini minacciati dalla prospettiva di non ricevere la visita di Babbo Natale, molti adulti colpevolmente affascinati da teorie irrazionali e pericolose magari finiranno per farsi vaccinare una terza volta più per paura che per intima convinzione.

Del resto, la nostra è l’era che ha osato mettere in discussione storiche conquiste sanitarie per un motivo molto semplice: siamo stati così fortunati da non aver mai dovuto vedere un bambino poliomielitico o ucciso dal vaiolo. Quindi ci siamo permessi di ascoltare idiozie senza mandare a quel paese chi le pronunciava con insostenibile leggerezza. Siamo costretti a coniare neologismi come la “pandemia dei non vaccinati” o “quarta ondata” per fare “Bu!” E risvegliare le coscienze di troppi.

Un tempo si diceva “adulti e vaccinati“. Era un’espressione che diceva tutto di una fase della vita caratterizzata dalla maturità e dalla consapevolezza. Oggi i più maturi spesso sono gli adolescenti che richiamano all’ordine genitori e nonni distratti e straparlanti. Grazie al cielo ci sono loro, ma amarezza e sconforto non passano.

 

di Marco Sallustro

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